mercoledì 12 dicembre 2012

Tavolo interministeriale sul libro e docenti bibliotecari



La notizia è recentissima. L'editoria e il Governo  (Presidenza del Consiglio, Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Ministeri  dell' Istruzione, Sviluppo, Economia e Finanze) stanno lavorando per il potenziamento delle biblioteche scolastiche. 

Detto alla  Fiera della Piccola e Media  Editoria "Più libri più liberi" alla quale presenziavo!

Ma per qualche disguido o corto circuito burocratico le biblioteche scolastiche da mesi rischiano la chiusura.

Durante l'incontro si è ribadito che la ripresa del paese deve viaggiare anche attraverso la ripresa dell'editoria, ed il mondo dell'editoria chiede a gran voce il potenziamento delle biblioteche scolastiche.

Ora, però, va fermato il grottesco, insensato, imminentissimo, trasferimento di tutti i docenti bibliotecari che appunto le gestiscono. Altrimenti le biblioteche scolastiche chiudono!

E' proprio il caso di dire che la mano destra non sa cosa fa la mano sinistra! O viceversa. Ma fate presto, perchè la nostra sorte ha le ore contate.


Fonte: News di Più libri più liberi




                        

lunedì 12 novembre 2012

Un aereo in meno al giorno toglie la disoccupazione di torno

Bibliotecari scolastici e personale ATA avviati a disoccupazione sicura dal governoBerlusconi - Monti potrebbero essere salvati.


Basta comprare qualche aereo da guerra in meno. Con un solo aereo  si pagherebbero gli stipendi ai docenti bibliotecari per più di un anno.

La crisi passerà, le biblioteche resteranno un tesoro per l'umanità.



Leggi No agli F35

Leggi anche:

su LA Stampa

Biblioteca scolastica, fiore all'occhiello della scuola




La biblioteca scolastica è il fiore all'occhiello di una scuola, insieme ad altre strutture quali laboratori ben attrezzati. Quando un genitore ed un alunno visitano una scuola come la mia per decidere dove proseguire gli studi, entrando in biblioteca, in una biblioteca che quasi non si aspettano di trovare, perchè in effetti in Italia, stranamente, le biblioteche scolastiche non esistono in tutte le scuole, si legge sui loro volti l'approvazione, il piacere di sapere che ne potranno usufruire. Ho fatto le mie lezioni di "alfabetizzazione" all'uso della biblioteca alle nostre tante prime, e non ho avuto il cuore di informare i ragazzi che presto, se il governo non cambia rotta, non la potranno usare più, la troveranno chiusa.

Leggi anche:Biblioteca scolastica: il successo della conquista dei lettori

martedì 6 novembre 2012

Ma perchè il governo vuole chiudere le biblioteche scolastiche?






La realtà dei fatti
 Il personale docente utilizzato in altri compiti è prevalentemente utilizzato per tenere aperte e per gestire le biblioteche scolastiche.



Ma perchè il governo vuole chiudere le biblioteche scolastiche?

E' una domanda che da quando il governo Berlusconi individuò il bibliotecario scolastico come una figura da rimuovere, mi faccio costantemente.

Purtroppo la risposta che mi do, forse perchè pecco di ingenuità, si trova nella ricostruzione della storia.

In realtà i burocrati di allora ignoravavo, non sapevano? [o facevano finta di non sapere?] che la maggior parte dei docenti utilizzati in altri compiti, svolgevano compiti di docenti bibliotecari scolastici.

Ricordo una trasmissione con intervista ad un esponente del PDL che spiegava e giustificava così i provvedimenti a venire a danno di docenti bibliotecari. Lascio a voi valutare il suo operato.

Perchè qui sta l'inghippo, la disinformazione verso genitori e studenti e l'opinione pubblica:
Secondo il PDL, il personale docente utilizzato in altri compiti, era personale utilizzato in altre amministrazioni pubbliche che risultava però ancora sul "libro paga" del ministero della Pubblica Istruzione. Quindi si trattava semplicemente di far transitare questo personale neilgiusto "libro paga" ma senza spostarlo e senza perdita di posti di lavoro.

NIENTE DI PIÙ LONTANO DALLA REALTÀ

La realtà dei fatti
Tutti gli addetti ai lavori sanno benissimo che questo non era e non è vero. Il personale docente utilizzato in altri compiti è prevalentemente utilizzato per tenere aperte e per gestire le biblioteche scolastiche, con compiti professionali di pieno supporto alla didattica.



Eppure dalla prima diabolica ipotesi di ad oggi i politici, i burocrati dichiarano di nulla sapere su chi siamo, che lavoro svolgiamo e dove stiamo. MA legiferano allegramente per togliere agli alunni le loro biblioteche, togliendo loro i docenti bibliotecari scolastici.

Chiedo un'inversione di tendenza!!!!!!!!!!

I politici in questi 20 anni hanno smontato il paese. Mi aspettavo un'inversione di rotta e mi aspetto ancora di meglio da un governo composto anche da professori universitari, che dovrebbero avere una sensibilità particolare riguardo alla didattica.


lunedì 5 novembre 2012

Biblioteche scolastiche:la parola a chi se ne intende






di Luisa Marquardt

Biblioteche scolastiche per un apprendimento significativo? No, grazie!

Pur estremizzando, può condensarsi così, come indicato nel titolo di questo articolo, il senso del comma 13 dell’art. 14 del D.L. 95/2012 per la revisione della spesa pubblica. Il corrente anno scolastico 2012-2013 è infatti appena cominciato all’insegna dell'incertezza più totale per le biblioteche scolastiche o, meglio, della certezza che, qualora il decreto in questione diventi operativo, i docenti bibliotecari che finora le hanno curate dovranno trasferirsi al settore amministrativo e operare in una sede e/o in un settore della pubblica amministrazione diversi.
Il citato comma dispone per il personale docente utilizzato in compiti diversi dall’insegnamento (circa 3500 persone) il passaggio nei ruoli del personale amministrativo, tecnico e ausiliario con la qualifica di assistente amministrativo o tecnico. Si tratta di un passaggio che porterebbe con sé demansionamento e dequalificazione: da un lavoro di tipo pedagogico e culturale (di 7° livello) che prevede un buon grado di autonomia e responsabilità, a uno di tipo amministrativo, con mansioni sostanzialmente esecutive di 4° livello. L’immissione nei ruoli ATA è prevista su tutti i posti vacanti e disponibili nella segreteria della scuola, nella provincia di appartenenza o, a richiesta dell’interessato/a, in altra provincia.
Con l’attuazione del comma 13, in definitiva, si afferma pericolosamente la predominanza del “posto” sul “lavoro”. Agli addetti alle biblioteche non viene più garantito il lavoro che hanno svolto per un arco di tempo anche molto lungo, acquisendo e affinando competenze spesso notevoli. Il lavoro di biblioteca, di punto in bianco, è ritenuto superfluo, anzi negativo. Il numero dei docenti idonei ad altri compiti incide infatti sul rapporto complessivo studenti/docenti: per esempio, la media OCSE 2011 era di 16 allievi di scuola primaria per insegnante, mentre per l’Italia il rapporto si è attestato a meno di 11 a 1 (fonte OECD, 2011, Education at a glance 2011: OECD Indicators) e poco più di 11 nel 2012 (fonte OECD, 2012, Education at a glance 2012: OECD Indicators). Al risparmio che si intende ottenere con il D.L. 95, si aggiunge perciò pure la ragione del riequilibrio di tale rapporto. Perché, invece, il comma 13, almeno per ciò che concerne la sua applicazione al settore biblioteche scolastiche, andrebbe rivisto?
Prima di tutto perché porta alla chiusura delle biblioteche scolastiche e toglie, laddove esistente, un significativo punto di riferimento e di raccordo della progettualità didattica. Veicola inoltre l’idea che i servizi della biblioteca scolastica alla propria comunità scolastica siano inutili, idea a cui peraltro già contribuiscono efficacemente quanti vedono in internet l’unica o la prevalente fonte di informazioni e non avvertono la necessità di spazi, collezioni (anche digitali), personale appositamente dedicati. Veicola sia del tutto accessorio il docente bibliotecario che, nel tempo, ha saputo costruirsi una
nuova identità professionale sul campo, attraverso programmi e progetti ministeriali, iniziative promosse da enti locali, o specializzandosi, a proprie spese, attraverso master e corsi di perfezionamento. Ciò vanifica di fatto l’investimento di denaro fatto per la loro formazione quali bibliotecari documentalisti: una buona parte del personale, sia i docenti (idonei e “inidonei”) sia i non docenti (ex bibliotecari provinciali e personale ATA), si è infatti specializzato in corsi post lauream, master ecc. e ha curato costantemente la propria formazione o l’aggiornamento, pagando di tasca propria le relative tasse di iscrizione e i materiali; altrettanto dicasi per la formazione assicurata nell’ambito dei vari progetti
ministeriali nel settore. Tra i tanti “A scuola di biblioteca” 1995-97, PSBS 1999-2001, “Biblioscuole” 2003-2009 (il sito, pur contenente materiale di proprietà del MIUR e delle scuole, è stato purtroppo chiuso di recente dal Cineca), “Amico Libro 2007-2009” e il corrente “Bibliorete21”. Formazione che ha comportato un impiego, spesso davvero cospicuo, di denaro pubblico. Tutto ciò, alla luce di quanto sta avvenendo si rivela soltanto una spesa e non, appunto, un saggio investimento sul futuro quale dovrebbe invece essere in una società che voglia dirsi civile e democratica.
Nonostante i vari progetti istituzionali di promozione della lettura e della biblioteca appena menzionati, il provvedimento è purtroppo in linea con quanto già accaduto negli scorsi anni, che può essere così sintetizzato: vanificazione dell’ordinanza ministeriale 282 sulla figura del docente documentalista; “dismissione” dal 1° gennaio 2000 dei bibliotecari provinciali impiegati a scuola e loro inquadramento come ATA (L. 194/1999); azzeramento delle ore a disposizione dei docenti i quali, avendo orario pieno di cattedra, non possono dedicare nemmeno un’ora alla biblioteca (in precedenza il patchwork delle disponibilità, laddove sapientemente coordinato, consentiva di coprire e garantire un orario abbastanza ampio di apertura) e, ora, amaramente, con il D.L. 95/2012, cancellazione degli “inidonei”, senza alcuna valutazione delle effettive competenze e qualità del servizio erogato. Alla fine, si può leggere una sorta di insistente accanimento contro il servizio bibliotecario nella scuola che è invece fondamentale per garantire l’accesso alle informazioni, realizzare il curricolo mediante una didattica innovativa, educare all’apprezzamento della lettura, delle letterature e degli altri prodotti creativi dell’ingegno, formare al pluralismo, allo spirito critico e alla creatività, dare gli strumenti teorici e pratici utili non soltanto per la ricerca e l?uso ma anche per la produzione originale di informazioni. D’altra parte si difende ciò che si conosce e ama: accade perciò che le scuole prive di biblioteca ne ignorino la capacità di vivificazione della didattica e di raccordo con il territorio e difficilmente facciano sentire la propria voce. Lezioni in aula, libri di testo e navigazioni in rete sono ritenuti all’occorrenza più che sufficienti, mentre le richieste avanzate dai docenti bibliotecari sono all’occorrenza percepite più come rivendicazioni corporative e non, come dovrebbe essere, una battaglia per la scuola, offrendo la biblioteca scolastica-centro di informazione e documentazione l’opportunità straordinaria di innovazione didattico-metologica, di raccordo con il territorio, di costruzione e cura dell?identità della scuola, attraverso la sua documentazione didattica.
Nel corso del tempo da più parti (AIB, CONBS) è stata invano chiesta, se non l’istituzione della figura professionale, almeno la stabilizzazione delle figure a vario titolo impiegate in biblioteca, previo accertamento dei loro requisiti (titoli specifici posseduti, esperienza ecc.), in modo tale da garantire stabilità e continuità al servizio.
Recentemente il Ministro Profumo è intervenuto più volte sottolineando come il riavvio del Paese, maggiormente nella crisi corrente, si basi sulla costruzione della “scuola del domani”, aperta e multifunzione, in cui apprendere in maniera innovativa ed efficace saperi e competenze chiave e come tale costruzione passi anche per la diffusione e l’uso esperto delle tecnologie digitali nelle scuole, la digitalizzazione della didattica, la riduzione dei consumi e l’aumento dell’efficienza.
Ma questi appena richiamati sono tutti punti ai quali la biblioteca scolastica contribuisce concretamente in maniera positiva se è concepita quale ambiente per l’apprendimento e centro di risorse educative e multimediali a disposizione di tutta la comunità scolastica, capace di offrire una gamma di servizi rispondenti ai bisogni informativi e culturali della scuola e un programma di attività pienamente inserito nel curricolo, nell’offerta educativa e culturale della scuola (sia a livello individuale sia in rete), in armonia con quella territoriale.
La biblioteca si dematerializzerà, rendendo accessibili in una piattaforma dedicata molteplici risorse elettroniche selezionate (compresi i libri di testo e i sussidi didattici) utili all’apprendimento. Parimenti, proprio nell’epoca della disintermediazione e sovrabbondanza informativa, si renderà sempre più necessaria una efficace formazione alla competenza informativa e mediatica, da attuarsi anche attraverso la biblioteca della scuola, soprattutto negli anni dell’istruzione scolastica. 

Non può perciò essere ignorata la figura dell’esperto dell’informazione e della documentazione per il ruolo fondamentale che gioca tanto nel progettare e implementare i servizi della biblioteca, rispondente alle esigenze informative di un utente remoto (docente o discente che sia), quanto nel formare l’utenza all’uso esperto e creativo delle risorse. 

Su questi temi l’AIB ha sensibilizzato il Presidente della Repubblica (comunicazione del 24.08.2012) e sollecitato il Ministro Profumo (comunicazione del 04.09.2012) nel rivedere le modalità di applicazione del D.L. 95/2012 che, come già detto, prescinde da qualsiasi valutazione della qualità dei servizi di biblioteca sinora erogati. La mobilitazione generale del personale e delle scuole interessati dal provvedimento è in corso in molte città e in varie forme come manifestazioni, scioperi della fame, presidii, assemblee, convegni ecc. 

La petizione “Se risparmiare significa chiudere le biblioteche scolastiche”, promossa dalla preside Anna Cantatore a maggio scorso, ha raggiunto il numero atteso di firme. La manifestazione del 24 agosto scorso a Roma, di fronte alla Camera, ha registrato la partecipazione di una folta rappresentanza proveniente anche da altre regioni (Abruzzo, Campania, Sardegna ecc.) per protestare contro il decreto. Tale manifestazione è stata anche l’occasione per fare il punto della situazione con utili interventi (Anna Grazia Stammati, Presidente Centro Studi Scuola Pubblica; esecutivo nazionale Cobas, il Senatore Stefano Pedica e la scrivente) e interessanti testimonianze dei “portatori sani di cultura” che hanno reso conto della realtà viva e vitale che molte biblioteche scolastiche rappresentano nei territori locali. Alla fine della manifestazione si è raggiunto il Ministero dell'Istruzione (presso cui era prontamente arrivato un blindato della Polizia) dove il Senatore Pedica è stato ricevuto senza ottenere risposte concrete, essendo ogni decisione di tipo essenzialmente politico riguardo alla formulazione del decreto attuativo. 

Assemblee pubbliche si sono svolte in varie città (il 3 settembre a Roma, il 5 a Pisa e Sassari, il 7 a Bologna, l’11 a Potenza, il 12 ad Avezzano, il 13 a Napoli, il 15 di nuovo a Roma) e altre sono in preparazione. Su alcuni quotidiani sono apparsi vari articoli come quelli di Paolo Ferrario («Avvenire», del 1 settembre, ripreso anche in http://www.patrimonioSOS.it) che riporta l’appello di Parise al Presidente Napolitano, di Nittoli e Perla sul sit-in a Roma («Corriere della Sera» del 11 settembre), di Maria Teresa Martinengo che denuncia il rischio di chiusura di servizi di eccellenza, come la biblioteca e il centro territoriale di documentazione sull’handicap e l’innovazione attivati da più di venti anni dall’Istituto comprensivo Nasi di Moncalieri («La Stampa» del 13 settembre, testo disponibile anche in http://www.patrimonioSOS.it) o quello della scrittrice Dacia Maraini in cui si chiede cosa stia accadendo alle biblioteche italiane colpite da tagli di fondi e personale, ma, al contempo, riporta la positiva esperienza del Liceo Scientifico “Vitruvio Pollione” di Avezzano. 

Cosa accade intanto nel settore delle biblioteche scolastiche negli altri paesi europei? In Svezia viene attuato il nuovo curricolo nazionale che implica esplicitamente il ruolo attivo della biblioteca scolastica e prevede il monitoraggio e la valutazione dei suoi servizi e programmi; in Croazia sono in fase di elaborazione nuovi standard per la biblioteca scolastica per rispondere alle nuove esigenze curricolari; in Francia il Ministero ha appena emanato un interessante vademecum rilanciando la centralità della biblioteca scolastica come spazio sociale e culturale e, a livello di formazione universitaria, nuovi curricula sono stati varati dagli IUFM; in Portogallo, nonostante la congiuntura economica problematica, prosegue il progetto ministeriale RBE; in Lituania, le cui scuole dispongono di biblioteche e bibliotecari scolastici, è stata appena costituita (anche su sollecitazione dell'Agenzia nazionale di formazione e preparazione dei docenti e con il contributo IASL-IFLA SLRC) l'associazione dei bibliotecari scolastici. Ma forse la (miope) fiducia di alcuni decisori nelle magnifiche sorti del digitale fa intravedere negli e-book e più in generale nelle risorse online l’unica modalità di accesso all’informazione e considerare superate le biblioteche. 

Lo zaino potrà anche alleggerirsi e diventare digitale, ma vi sarà sempre uno zaino (di “donmilaniana” memoria) a fare la differenza, a marcare l’apertura della forbice, tra chi ha e chi non ha, tra chi ha competenze informative e capacità di cittadinanza adeguate e chi ne è invece privo. Competenze e capacità che non si risolvono soltanto nel disporre di strumenti informatici e di usufruire di connessioni più o meno veloci. Una buona biblioteca in condizione professionale, ben inserita nel curricolo e nel contesto locale, non è da considerarsi in antitesi con il digitale, anzi è strumento di equità in quanto contribuisce all’accesso libero all’informazione, a una migliore preparazione di coloro che utilizzeranno tanto le altre “infrastrutture della conoscenza” quanto la rete, a una maggiore consapevolezza e coscienza civile, all’autonomia di pensiero e alle conseguenti scelte consapevoli. 

Che sia forse proprio tutto questo a suscitare resistenze nell’affrontare con chiarezza il riordino e il rilancio delle biblioteche scolastiche per un apprendimento significativo e per l’acquisizione delle competenze chiave del XXI secolo? Nel momento in cui si chiude questo articolo, il decreto attuativo non è stato ancora firmato e lo stato di agitazione continua: l’auspicio è quello di non veder vanificata ancora una volta, come già fu con i coordinatori dei servizi di biblioteca e con i bibliotecari provinciali, un’idea di biblioteca scolastica in condizione professionale, capace di rispondere al meglio alle esigenze formative e informative della comunità scolastica e di raccordarsi con il territorio, collaborando a una rete informativa e culturale integrata.

marquardt@iol.it 

lunedì 22 ottobre 2012

Nuova interrogazione parlamentare per salvare le biblioteche scolastiche

Franco Laratta

ATTO CAMERA

INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/18170

Dati di presentazione dell'atto
Legislatura: 16
Seduta di annuncio: 706 del 18/10/2012

Firmatari
Primo firmatario: LARATTA FRANCESCO
Gruppo: PARTITO DEMOCRATICO
Data firma: 18/10/2012

Destinatari
Ministero destinatario:

MINISTERO DELL'ISTRUZIONE, DELL'UNIVERSITA' E DELLA RICERCA
Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELL'ISTRUZIONE, DELL'UNIVERSITA' E DELLA RICERCA delegato in data 18/10/2012
Stato iter: IN CORSO
Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-18170
presentata da
FRANCESCO LARATTA
giovedì 18 ottobre 2012, seduta n.706

LARATTA. - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. - Per sapere - premesso che:

il decreto-legge 6 luglio 2012, n. 95, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n. 135, sulla spending review aggiunge il danno alla beffa: non solo il personale docente permanentemente inidoneo, anche quello distaccato presso gli uffici scolastici regionali e gli ambiti territoriali provinciali, viene dirottato sui ruoli del personale Ata, ma non vede nemmeno riconosciuto il diritto alla priorità nella stessa scuola o comunque nella provincia di appartenenza;

senza alcun rispetto per i loro problemi di salute, spesso anche gravi, questa tipologia di personale della scuola, rischia, quindi, di doversi confrontare con le difficoltà connesse alla mobilità territoriale. Come extrema ratio viene prevista anche la mobilità intercompartimentale;

anche per gli ITP delle classi C555 e C999 è previsto il passaggio coatto ai ruoli del personale Ata della provincia di appartenenza;

le norme contenute nei commi 13 e 14 dell'articolo 14 del decreto-legge 95 del 2012, pertanto, riescono nel difficile intento di danneggiare tutti: gli ITP perché costretti a diventare Ata; i docenti inidonei perché, oltre al cambio forzato di ruolo, rischiano anche di ritrovarsi costretti a cambiare provincia; il personale Ata in attesa del ruolo perché rischia di veder vanificate per anni le proprie aspettative di stabilizzazione, mortificate dall'occupazione di tutti i posti vacanti e disponibili dal personale transitato da altri ruoli. Per non parlare della qualità complessiva del sistema scuola, che si abbasserà ulteriormente in virtù dell'utilizzo del personale in ruoli non di competenza -:

se il Governo sia a conoscenza di quanto su esposto;

che cosa intenda fare, anche attraverso un'iniziativa normativa ad hoc, al fine di ristabilire, per il personale la cui infermità è riconosciuta gravissima ed inidonea a qualsiasi attività lavorativa, il collocamento in quiescenza, ed, in subordine, tutelare il personale della scuola contro il passaggio coatto ai ruoli Ata e il rischio di mobilità territoriale o intercompartimentale, prevedendo che, sia i docenti che il personale Ata, possano restare in servizio presso l'istituzione scolastica di appartenenza, assolvendo compiti di ausilio ai processi di attuazione dell'autonomia scolastica, quali quelli di ?«bibliotecario?», ?«addetto ai laboratori tecnico/scientifici e didattici?» che spesso non sono svolti da alcun soggetto, per assenza di personale, vanificando così la dimensione operativa e tecnica di supporto alla didattica e agli apprendimenti degli studenti, in contrasto con la riforma degli ordinamenti in atto e con la stessa legge primaria dell'autonomia delle istituzioni scolastica - decreto del Presidente della Repubblica dell'8 marzo 1999, n. 275. (4-18170)


Ministro, la vedo nella biblioteca del Suo dicastero? Vorrebbe lasciare aperte anche le biblioteche scolastiche gestite dai docenti bibliotecari?


ATTENDIAMO RISPOSTA POSITIVA


ll Ministro Profumo alla presentazione della biblioteca del Ministero


Segnalato da:FabianaGiallosole


che ci sprona con queste parole: Ragazzi attiviamoci per richiedere un EMENDAMENTO che elimini l'art.14 comma 13 che ci riguarda in modo tale he sia inserito nella Legge di Stabilità tuttora e, presumibilmente, in discussione alla camera sino al 25 p.v. Facciamolo rivolgendoci a diversi esponenti politici dei vari partiti così avremo maggiori possibilità che venga portato avanti. Coraggio.

 "Non smettiamo di farci sentire" !!!

Un abbraccio solare dalla Sardegna.

 FabianaGiallosole

giovedì 18 ottobre 2012

Biblioteca scolastica: il successo della conquista dei lettori

foto da qui

Come si conquista un lettore?

In una biblioteca scolastica la promozione della lettura passa per vari canali.

La prima cosa che facciamo, è farci conoscere. Alle classi viene fatta conoscere la biblioteca attraverso  visite guidate.

Ai ragazzi viene spiegato come viene gestita una bilioteca, a cosa serve la sua gestione, e come fruire da utenti dei suoi servizi.

Gli allievi vengono incoraggiati a imparare a cercare libri, rendendosi autonomi, quindi, anche nell'utilizzo di biblioteche esterne.

Vengono illustrati i progetti lettura offerti dalla scuola.

E poi iniziano ad arrivare da soli, un po' per volta, a chiedere timidamente il loro primo prestito.

Quando li vedo entrare, questi "piccoli" di prima penso dentro di me: ecco ne ho conquistato un altro, chi sa se sarà lui o lei a battere il record di 46 libri in cinque anni?