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sabato 7 settembre 2013

Un Assistente Amministrativo Scrive al Ministro Carrozza

AL MINISTRO DELL’ISTRUZIONE
On Maria Chiara Carrozza

p.c. Alle organizzazioni sindacali

Gentile Signora Ministra
le scrivo per parlarle del grave disagio morale e sociale che stanno vivendo gli amministrativi e i tecnici del personale ATA della scuola, e anche i docenti inidonei.

Mi chiamo Maurizio Tacconi, ho 48 anni e sono un assistente amministrativo precario della provincia di Arezzo attualmente disoccupato e in attesa di un nuovo incarico.

La mia storia che è molto simile a molte/i delle mie colleghe/i.

Sono entrato nella scuola il 1° di settembre del 2005, dopo avere lasciato la fabbrica dove lavoravo e una retribuzione ben più alta di quella che mi si prospettava accettando l'incarico di supplente. Avevo alle spalle una carriera di 15 anni di lavoro da operaio meccanico specializzato addetto alla manutenzione e avevo raggiunto il massimo della qualifica ottenibile. Ciò per dimostrarle che non sono né uno stupido, né un vagabondo.

La mia scelta di lavorare scuola non era dovuta, quindi, a ragioni economiche (oggi da precario percepisco lo stesso stipendio di allora) ma, soprattutto, a motivi di salute: lavoravo in un'azienda di manufatti in cemento armato e ho ritenuto che fosse poco salutare respirare cemento per quaranta  (oggi anche di più) anni, fino al raggiungimento dell'età pensionabile. E poi volevo fare valere quel diploma, che mi era costato tante energie, grazie al quale potevo accedere al profilo di assistente amministrativo.

Nel mio nuovo lavoro ho cambiato di continuo scuole e sedi di servizio, per tutta la provincia di Arezzo. Tre anni fa ho dovuto acquistare una macchina a GPL per ammortizzare i costi degli spostamenti, con un prestito settennale che ancora devo finire di pagare. A questo debito si aggiunge  il mutuo di una casa che decisi di comprare quando avevo ancora un contratto a tempo indeterminato (in fabbrica). Forse sono stato incauto a pensare di mettere su famiglia e di avere una casa di proprietà, ma l'articolo 1 della Costituzione mi dava una certa sicurezza. Oggi comincio a dubitare anche su quella, visto che alcune vicissitudini della vita politica attuale, mettono in dubbio anche la validità dell'articolo 3.

Negli otto anni di lavoro nella scuola ho avuto per fortuna, anche se in sedi diverse, quasi sempre incarichi annuali, che con qualche sacrificio, magari rinunciando alle ferie e risparmiando sul vestiario, mi hanno permesso di ottemperare ai miei impegni.

Ma poi sono sopraggiunti i tagli lineari della Gelmini (qualcuno li ha chiamati “riforma”). Così da  due anni i miei contratti scadono al 30/6. Per la prima volta nella mia vita sono finito in quelle sempre più affollate liste di disoccupazione, con i disagi che tutti conoscono, ho meno contributi previdenziali e a oggi ho percepito solo l'indennità del mese di giugno.

Eppure non mi sono mai scoraggiato. Ho sempre svolto il mio lavoro con dedizione e impegno. Lo dimostrano le tante ore svolte oltre il normale orario di lavoro nei momenti in cui la mole di lavoro è più alta (durante l'attività didattica). Nelle varie sedi di lavoro ho svolto tutte le mansioni: dalla contabilità alle schede degli alunni, acquisendo professionalità su tutto il lavoro di segreteria. Non ho mai perso un corso di formazione.

Tutto questo per ricevere in cambio cosa?

Martedì 10 settembre presso l'UST di Arezzo saranno attribuiti gli incarichi annuali. Sicuramente  toccherà anche me, ma anche quest'anno la mia vita sarà doppiamente precaria. Infatti, a causa della Spending Review, il mio incarico sarà “fino all'avente diritto” e poi più niente. Licenziato.

L'avente diritto, se non verrà cancellata la legge, sarà un docente inidoneo che, nella quasi totalità dei casi che ho incontrato nel mio lavoro, è davvero inidoneo, cioè impossibilitato a lavorare per gravi motivi di salute. Molti di loro vivono, sia pure da un'altra prospettiva, le mie stesse ansie e difficoltà. Spero che Lei non pensi che si tratti anche qui di falsi invalidi.

Gentile Ministra, solo chi non ha a cuore il corretto funzionamento della pubblica istruzione può  perdere lavoratori già formati e ligi al lavoro come lo siamo stati noi fino ad adesso.

Voglio credere che Lei capirà quale sia lo stato d'animo di noi precari ATA e dei docenti inidonei che dovrebbero dedicarsi a un lavoro che non conoscono e che nella maggior parte dei casi non possono fare. Chi era in grado è già impegnato utilmente in compiti di coordinamento o come bibliotecario.

Lei può restituirci la nostra dignità di lavoratori, annullando l'art. 14 della Spending Review (L. 95/12).

Dia il via libera alle immissioni in ruolo anche per gli amministrativi e i tecnici, come ha fatto saggiamente per i collaboratori scolastici.

Restituisca la tranquillità anche a quei docenti che hanno avuto la sfortuna di perdere la salute.

Le porgo i miei più distinti saluti ringraziandola per il tempo dedicato a queste righe.

MAURIZIO TACCONI



fonte:http://www.flcgil.it/scuola/ministro-carrozza-puo-restituirci-la-nostra-dignita-di-lavoratori-cancellando-la-norma-vergogna.flc

martedì 16 aprile 2013

Nuova petizione contro la deportazione forzosa dei docenti utilizzati in altri compiti a danno degli assistenti amministrativi





 FIRMATE QUESTA PETIZIONE E PASSATELA AGLI AMICI




La mia opinione.

Questa petizione è formulata in modo piuttosto "tecnico" diciamo con un linguaggio piuttosto chiaro agli addetti ai lavori, cioè ai lavoratori della scuola. MA ha una sua validità. E per questo va spiegata ai non addetti ai lavori, che sono però i cittadini che ne subiranno i danni per soppressione dei servizi.

Chiede il ritiro di un recente decreto ministeriale, firmato dal Ministro dell'Istruzione che prevede lo spostamento di tutti i docenti utilizzati in altri compiti nelle segreterie delle scuole.

Quali sono le conseguenze di questo spostamento? Gli insegnanti utilizzati, svolgono compiti di supporto alla didattica. Arricchiscono le scuole con le loro competenze. Ad esempio sono i soli a tenere aperte le biblioteche scolastiche, ma non solo. Questo non è uno spreco.

Al fine di bloccare le assunzioni degli assistenti amministrativi (coloro che lavorano nelle segreterie della scuole), il governo ha scelleratamente studiato questa soluzione. Spostare il personale docente su posti di segreteria ed impedire così la stabilizzazone degli assistenti amministrativi.

Già i tagli sono tanti, togliere alla scuola pubblica, ai nostri figli, anche la biblioteca scolastica è una ulteriore penalizzazione. Mentre i politici e i loro amici mangiano ancora a spese nostre impoverendoci sempre più, ai nostri figli si nega una istruzione di base!
Per favore indignatevi! Pretendete che il servizio di biblioteca rimanga nelle scuole.

No ai tagli alla didattica. La biblioteca è il centro di documentazione gratuito per gli studenti!!!!!!!!!!

Sfondiamo il tetto previsto di firme raccolte.

Firmate e diffondete, non fermatevi, diffondete!!!!!!!!!!!



 FIRMATE QUESTA PETIZIONE E PASSATELA AGLI AMICI



domenica 27 gennaio 2013

La deportazione dei bibliotecari scolastici nel 2013?


berlino2008
immagini della deportazione



book burning
Il rogo  dei libri


La storia sembra non aver insegnato niente ad alcuni. Una delle più incredibili tragedie dell'umanità, l'olocausto o shoah non ha ancora insegnato a qualcuno che la vita è sacra, che va rispettata. 



Il governo Berlusconi dal 2001 ha pianificato la deportazione del personale docente incaricato della  cura delle biblioteche scolastiche ad altri "lidi". Smantellare la cultura è sembrata una priorità sin da subito, a quel governo. Ma lo ripeto, nessuno me lo toglierà mai dalla mente, c'è qualche funzionario, che da allora in poi, governo che va, ministro nuovo che arriva al MUIR (che dei docenti bibliotecari scolastici nulla sa) - si premura di riproporre la nostra categoria cone "sacrificabile", ed ecco che rispunta la questione. Chiedo a quel funzionario di smetterla. Di mettersi una mano sulla propria coscienza, appena la ritrova. E di smettere di torturare i docenti bibliotecari. Si sente forte potente ed ariano, lui, sceglie di sacrificare noi con la  falsa, falsissima storia del risparmio di bilancio. Il risparmio di bilancio si fa intervenendo sulle ruberie, sugli sprechi, e non sui servizi minimi che ogni scuola deve avere.

Perché deportazione? 

Deportazione perché si è pianificato di prendere forzosamente circa 3000 docenti bibliotecari e contro la loro volontà spostarli nelle segreterie scolastiche.

Perché olocausto?
Perché non ci sono 3000 posti nelle segreterie didattiche, forse neanche la metà. Quindi, per tutti gli altri dopo un breve periodo di mobilità forzosa ci sarà il licenziamento. Intanto l'olocausto ci sarà anche per il personale ATA che a quei posti ha il sacrosanto diritto di accedere. E invece si troverà di punto in bianco disoccupato. E con l'allungamento dell'età pensionabile difficilmente si formeranno nuovi posti sia a breve che a medio termine.

Non occorre ricordare che l'uso del termine Olocausto viene anche esteso a tutte le persone, gruppi etnici e religiosi ritenuti "indesiderabili" dalla dottrina nazista, e di cui il Terzo Reich aveva previsto e perseguito il totale annientamento nel medesimo evento storico: essi potevano comprendere, secondo i progetti del Generalplan Ost, popolazioni delle regioni orientali europee occupate ritenute "inferiori", e includere quindi prigionieri di guerra sovietici, oppositori politici, nazioni e gruppi etnici quali Rom, Sinti, Jenisch, gruppi religiosi come testimoni di Geova e pentecostali, omosessuali, malati di mente e portatori di handicap.


mercoledì 12 dicembre 2012

Tavolo interministeriale sul libro e docenti bibliotecari



La notizia è recentissima. L'editoria e il Governo  (Presidenza del Consiglio, Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Ministeri  dell' Istruzione, Sviluppo, Economia e Finanze) stanno lavorando per il potenziamento delle biblioteche scolastiche. 

Detto alla  Fiera della Piccola e Media  Editoria "Più libri più liberi" alla quale presenziavo!

Ma per qualche disguido o corto circuito burocratico le biblioteche scolastiche da mesi rischiano la chiusura.

Durante l'incontro si è ribadito che la ripresa del paese deve viaggiare anche attraverso la ripresa dell'editoria, ed il mondo dell'editoria chiede a gran voce il potenziamento delle biblioteche scolastiche.

Ora, però, va fermato il grottesco, insensato, imminentissimo, trasferimento di tutti i docenti bibliotecari che appunto le gestiscono. Altrimenti le biblioteche scolastiche chiudono!

E' proprio il caso di dire che la mano destra non sa cosa fa la mano sinistra! O viceversa. Ma fate presto, perchè la nostra sorte ha le ore contate.


Fonte: News di Più libri più liberi




                        

lunedì 12 novembre 2012

Un aereo in meno al giorno toglie la disoccupazione di torno

Bibliotecari scolastici e personale ATA avviati a disoccupazione sicura dal governoBerlusconi - Monti potrebbero essere salvati.


Basta comprare qualche aereo da guerra in meno. Con un solo aereo  si pagherebbero gli stipendi ai docenti bibliotecari per più di un anno.

La crisi passerà, le biblioteche resteranno un tesoro per l'umanità.



Leggi No agli F35

Leggi anche:

su LA Stampa

Biblioteca scolastica, fiore all'occhiello della scuola




La biblioteca scolastica è il fiore all'occhiello di una scuola, insieme ad altre strutture quali laboratori ben attrezzati. Quando un genitore ed un alunno visitano una scuola come la mia per decidere dove proseguire gli studi, entrando in biblioteca, in una biblioteca che quasi non si aspettano di trovare, perchè in effetti in Italia, stranamente, le biblioteche scolastiche non esistono in tutte le scuole, si legge sui loro volti l'approvazione, il piacere di sapere che ne potranno usufruire. Ho fatto le mie lezioni di "alfabetizzazione" all'uso della biblioteca alle nostre tante prime, e non ho avuto il cuore di informare i ragazzi che presto, se il governo non cambia rotta, non la potranno usare più, la troveranno chiusa.

Leggi anche:Biblioteca scolastica: il successo della conquista dei lettori

martedì 6 novembre 2012

Ma perchè il governo vuole chiudere le biblioteche scolastiche?






La realtà dei fatti
 Il personale docente utilizzato in altri compiti è prevalentemente utilizzato per tenere aperte e per gestire le biblioteche scolastiche.



Ma perchè il governo vuole chiudere le biblioteche scolastiche?

E' una domanda che da quando il governo Berlusconi individuò il bibliotecario scolastico come una figura da rimuovere, mi faccio costantemente.

Purtroppo la risposta che mi do, forse perchè pecco di ingenuità, si trova nella ricostruzione della storia.

In realtà i burocrati di allora ignoravavo, non sapevano? [o facevano finta di non sapere?] che la maggior parte dei docenti utilizzati in altri compiti, svolgevano compiti di docenti bibliotecari scolastici.

Ricordo una trasmissione con intervista ad un esponente del PDL che spiegava e giustificava così i provvedimenti a venire a danno di docenti bibliotecari. Lascio a voi valutare il suo operato.

Perchè qui sta l'inghippo, la disinformazione verso genitori e studenti e l'opinione pubblica:
Secondo il PDL, il personale docente utilizzato in altri compiti, era personale utilizzato in altre amministrazioni pubbliche che risultava però ancora sul "libro paga" del ministero della Pubblica Istruzione. Quindi si trattava semplicemente di far transitare questo personale neilgiusto "libro paga" ma senza spostarlo e senza perdita di posti di lavoro.

NIENTE DI PIÙ LONTANO DALLA REALTÀ

La realtà dei fatti
Tutti gli addetti ai lavori sanno benissimo che questo non era e non è vero. Il personale docente utilizzato in altri compiti è prevalentemente utilizzato per tenere aperte e per gestire le biblioteche scolastiche, con compiti professionali di pieno supporto alla didattica.



Eppure dalla prima diabolica ipotesi di ad oggi i politici, i burocrati dichiarano di nulla sapere su chi siamo, che lavoro svolgiamo e dove stiamo. MA legiferano allegramente per togliere agli alunni le loro biblioteche, togliendo loro i docenti bibliotecari scolastici.

Chiedo un'inversione di tendenza!!!!!!!!!!

I politici in questi 20 anni hanno smontato il paese. Mi aspettavo un'inversione di rotta e mi aspetto ancora di meglio da un governo composto anche da professori universitari, che dovrebbero avere una sensibilità particolare riguardo alla didattica.


lunedì 5 novembre 2012

Biblioteche scolastiche:la parola a chi se ne intende






di Luisa Marquardt

Biblioteche scolastiche per un apprendimento significativo? No, grazie!

Pur estremizzando, può condensarsi così, come indicato nel titolo di questo articolo, il senso del comma 13 dell’art. 14 del D.L. 95/2012 per la revisione della spesa pubblica. Il corrente anno scolastico 2012-2013 è infatti appena cominciato all’insegna dell'incertezza più totale per le biblioteche scolastiche o, meglio, della certezza che, qualora il decreto in questione diventi operativo, i docenti bibliotecari che finora le hanno curate dovranno trasferirsi al settore amministrativo e operare in una sede e/o in un settore della pubblica amministrazione diversi.
Il citato comma dispone per il personale docente utilizzato in compiti diversi dall’insegnamento (circa 3500 persone) il passaggio nei ruoli del personale amministrativo, tecnico e ausiliario con la qualifica di assistente amministrativo o tecnico. Si tratta di un passaggio che porterebbe con sé demansionamento e dequalificazione: da un lavoro di tipo pedagogico e culturale (di 7° livello) che prevede un buon grado di autonomia e responsabilità, a uno di tipo amministrativo, con mansioni sostanzialmente esecutive di 4° livello. L’immissione nei ruoli ATA è prevista su tutti i posti vacanti e disponibili nella segreteria della scuola, nella provincia di appartenenza o, a richiesta dell’interessato/a, in altra provincia.
Con l’attuazione del comma 13, in definitiva, si afferma pericolosamente la predominanza del “posto” sul “lavoro”. Agli addetti alle biblioteche non viene più garantito il lavoro che hanno svolto per un arco di tempo anche molto lungo, acquisendo e affinando competenze spesso notevoli. Il lavoro di biblioteca, di punto in bianco, è ritenuto superfluo, anzi negativo. Il numero dei docenti idonei ad altri compiti incide infatti sul rapporto complessivo studenti/docenti: per esempio, la media OCSE 2011 era di 16 allievi di scuola primaria per insegnante, mentre per l’Italia il rapporto si è attestato a meno di 11 a 1 (fonte OECD, 2011, Education at a glance 2011: OECD Indicators) e poco più di 11 nel 2012 (fonte OECD, 2012, Education at a glance 2012: OECD Indicators). Al risparmio che si intende ottenere con il D.L. 95, si aggiunge perciò pure la ragione del riequilibrio di tale rapporto. Perché, invece, il comma 13, almeno per ciò che concerne la sua applicazione al settore biblioteche scolastiche, andrebbe rivisto?
Prima di tutto perché porta alla chiusura delle biblioteche scolastiche e toglie, laddove esistente, un significativo punto di riferimento e di raccordo della progettualità didattica. Veicola inoltre l’idea che i servizi della biblioteca scolastica alla propria comunità scolastica siano inutili, idea a cui peraltro già contribuiscono efficacemente quanti vedono in internet l’unica o la prevalente fonte di informazioni e non avvertono la necessità di spazi, collezioni (anche digitali), personale appositamente dedicati. Veicola sia del tutto accessorio il docente bibliotecario che, nel tempo, ha saputo costruirsi una
nuova identità professionale sul campo, attraverso programmi e progetti ministeriali, iniziative promosse da enti locali, o specializzandosi, a proprie spese, attraverso master e corsi di perfezionamento. Ciò vanifica di fatto l’investimento di denaro fatto per la loro formazione quali bibliotecari documentalisti: una buona parte del personale, sia i docenti (idonei e “inidonei”) sia i non docenti (ex bibliotecari provinciali e personale ATA), si è infatti specializzato in corsi post lauream, master ecc. e ha curato costantemente la propria formazione o l’aggiornamento, pagando di tasca propria le relative tasse di iscrizione e i materiali; altrettanto dicasi per la formazione assicurata nell’ambito dei vari progetti
ministeriali nel settore. Tra i tanti “A scuola di biblioteca” 1995-97, PSBS 1999-2001, “Biblioscuole” 2003-2009 (il sito, pur contenente materiale di proprietà del MIUR e delle scuole, è stato purtroppo chiuso di recente dal Cineca), “Amico Libro 2007-2009” e il corrente “Bibliorete21”. Formazione che ha comportato un impiego, spesso davvero cospicuo, di denaro pubblico. Tutto ciò, alla luce di quanto sta avvenendo si rivela soltanto una spesa e non, appunto, un saggio investimento sul futuro quale dovrebbe invece essere in una società che voglia dirsi civile e democratica.
Nonostante i vari progetti istituzionali di promozione della lettura e della biblioteca appena menzionati, il provvedimento è purtroppo in linea con quanto già accaduto negli scorsi anni, che può essere così sintetizzato: vanificazione dell’ordinanza ministeriale 282 sulla figura del docente documentalista; “dismissione” dal 1° gennaio 2000 dei bibliotecari provinciali impiegati a scuola e loro inquadramento come ATA (L. 194/1999); azzeramento delle ore a disposizione dei docenti i quali, avendo orario pieno di cattedra, non possono dedicare nemmeno un’ora alla biblioteca (in precedenza il patchwork delle disponibilità, laddove sapientemente coordinato, consentiva di coprire e garantire un orario abbastanza ampio di apertura) e, ora, amaramente, con il D.L. 95/2012, cancellazione degli “inidonei”, senza alcuna valutazione delle effettive competenze e qualità del servizio erogato. Alla fine, si può leggere una sorta di insistente accanimento contro il servizio bibliotecario nella scuola che è invece fondamentale per garantire l’accesso alle informazioni, realizzare il curricolo mediante una didattica innovativa, educare all’apprezzamento della lettura, delle letterature e degli altri prodotti creativi dell’ingegno, formare al pluralismo, allo spirito critico e alla creatività, dare gli strumenti teorici e pratici utili non soltanto per la ricerca e l?uso ma anche per la produzione originale di informazioni. D’altra parte si difende ciò che si conosce e ama: accade perciò che le scuole prive di biblioteca ne ignorino la capacità di vivificazione della didattica e di raccordo con il territorio e difficilmente facciano sentire la propria voce. Lezioni in aula, libri di testo e navigazioni in rete sono ritenuti all’occorrenza più che sufficienti, mentre le richieste avanzate dai docenti bibliotecari sono all’occorrenza percepite più come rivendicazioni corporative e non, come dovrebbe essere, una battaglia per la scuola, offrendo la biblioteca scolastica-centro di informazione e documentazione l’opportunità straordinaria di innovazione didattico-metologica, di raccordo con il territorio, di costruzione e cura dell?identità della scuola, attraverso la sua documentazione didattica.
Nel corso del tempo da più parti (AIB, CONBS) è stata invano chiesta, se non l’istituzione della figura professionale, almeno la stabilizzazione delle figure a vario titolo impiegate in biblioteca, previo accertamento dei loro requisiti (titoli specifici posseduti, esperienza ecc.), in modo tale da garantire stabilità e continuità al servizio.
Recentemente il Ministro Profumo è intervenuto più volte sottolineando come il riavvio del Paese, maggiormente nella crisi corrente, si basi sulla costruzione della “scuola del domani”, aperta e multifunzione, in cui apprendere in maniera innovativa ed efficace saperi e competenze chiave e come tale costruzione passi anche per la diffusione e l’uso esperto delle tecnologie digitali nelle scuole, la digitalizzazione della didattica, la riduzione dei consumi e l’aumento dell’efficienza.
Ma questi appena richiamati sono tutti punti ai quali la biblioteca scolastica contribuisce concretamente in maniera positiva se è concepita quale ambiente per l’apprendimento e centro di risorse educative e multimediali a disposizione di tutta la comunità scolastica, capace di offrire una gamma di servizi rispondenti ai bisogni informativi e culturali della scuola e un programma di attività pienamente inserito nel curricolo, nell’offerta educativa e culturale della scuola (sia a livello individuale sia in rete), in armonia con quella territoriale.
La biblioteca si dematerializzerà, rendendo accessibili in una piattaforma dedicata molteplici risorse elettroniche selezionate (compresi i libri di testo e i sussidi didattici) utili all’apprendimento. Parimenti, proprio nell’epoca della disintermediazione e sovrabbondanza informativa, si renderà sempre più necessaria una efficace formazione alla competenza informativa e mediatica, da attuarsi anche attraverso la biblioteca della scuola, soprattutto negli anni dell’istruzione scolastica. 

Non può perciò essere ignorata la figura dell’esperto dell’informazione e della documentazione per il ruolo fondamentale che gioca tanto nel progettare e implementare i servizi della biblioteca, rispondente alle esigenze informative di un utente remoto (docente o discente che sia), quanto nel formare l’utenza all’uso esperto e creativo delle risorse. 

Su questi temi l’AIB ha sensibilizzato il Presidente della Repubblica (comunicazione del 24.08.2012) e sollecitato il Ministro Profumo (comunicazione del 04.09.2012) nel rivedere le modalità di applicazione del D.L. 95/2012 che, come già detto, prescinde da qualsiasi valutazione della qualità dei servizi di biblioteca sinora erogati. La mobilitazione generale del personale e delle scuole interessati dal provvedimento è in corso in molte città e in varie forme come manifestazioni, scioperi della fame, presidii, assemblee, convegni ecc. 

La petizione “Se risparmiare significa chiudere le biblioteche scolastiche”, promossa dalla preside Anna Cantatore a maggio scorso, ha raggiunto il numero atteso di firme. La manifestazione del 24 agosto scorso a Roma, di fronte alla Camera, ha registrato la partecipazione di una folta rappresentanza proveniente anche da altre regioni (Abruzzo, Campania, Sardegna ecc.) per protestare contro il decreto. Tale manifestazione è stata anche l’occasione per fare il punto della situazione con utili interventi (Anna Grazia Stammati, Presidente Centro Studi Scuola Pubblica; esecutivo nazionale Cobas, il Senatore Stefano Pedica e la scrivente) e interessanti testimonianze dei “portatori sani di cultura” che hanno reso conto della realtà viva e vitale che molte biblioteche scolastiche rappresentano nei territori locali. Alla fine della manifestazione si è raggiunto il Ministero dell'Istruzione (presso cui era prontamente arrivato un blindato della Polizia) dove il Senatore Pedica è stato ricevuto senza ottenere risposte concrete, essendo ogni decisione di tipo essenzialmente politico riguardo alla formulazione del decreto attuativo. 

Assemblee pubbliche si sono svolte in varie città (il 3 settembre a Roma, il 5 a Pisa e Sassari, il 7 a Bologna, l’11 a Potenza, il 12 ad Avezzano, il 13 a Napoli, il 15 di nuovo a Roma) e altre sono in preparazione. Su alcuni quotidiani sono apparsi vari articoli come quelli di Paolo Ferrario («Avvenire», del 1 settembre, ripreso anche in http://www.patrimonioSOS.it) che riporta l’appello di Parise al Presidente Napolitano, di Nittoli e Perla sul sit-in a Roma («Corriere della Sera» del 11 settembre), di Maria Teresa Martinengo che denuncia il rischio di chiusura di servizi di eccellenza, come la biblioteca e il centro territoriale di documentazione sull’handicap e l’innovazione attivati da più di venti anni dall’Istituto comprensivo Nasi di Moncalieri («La Stampa» del 13 settembre, testo disponibile anche in http://www.patrimonioSOS.it) o quello della scrittrice Dacia Maraini in cui si chiede cosa stia accadendo alle biblioteche italiane colpite da tagli di fondi e personale, ma, al contempo, riporta la positiva esperienza del Liceo Scientifico “Vitruvio Pollione” di Avezzano. 

Cosa accade intanto nel settore delle biblioteche scolastiche negli altri paesi europei? In Svezia viene attuato il nuovo curricolo nazionale che implica esplicitamente il ruolo attivo della biblioteca scolastica e prevede il monitoraggio e la valutazione dei suoi servizi e programmi; in Croazia sono in fase di elaborazione nuovi standard per la biblioteca scolastica per rispondere alle nuove esigenze curricolari; in Francia il Ministero ha appena emanato un interessante vademecum rilanciando la centralità della biblioteca scolastica come spazio sociale e culturale e, a livello di formazione universitaria, nuovi curricula sono stati varati dagli IUFM; in Portogallo, nonostante la congiuntura economica problematica, prosegue il progetto ministeriale RBE; in Lituania, le cui scuole dispongono di biblioteche e bibliotecari scolastici, è stata appena costituita (anche su sollecitazione dell'Agenzia nazionale di formazione e preparazione dei docenti e con il contributo IASL-IFLA SLRC) l'associazione dei bibliotecari scolastici. Ma forse la (miope) fiducia di alcuni decisori nelle magnifiche sorti del digitale fa intravedere negli e-book e più in generale nelle risorse online l’unica modalità di accesso all’informazione e considerare superate le biblioteche. 

Lo zaino potrà anche alleggerirsi e diventare digitale, ma vi sarà sempre uno zaino (di “donmilaniana” memoria) a fare la differenza, a marcare l’apertura della forbice, tra chi ha e chi non ha, tra chi ha competenze informative e capacità di cittadinanza adeguate e chi ne è invece privo. Competenze e capacità che non si risolvono soltanto nel disporre di strumenti informatici e di usufruire di connessioni più o meno veloci. Una buona biblioteca in condizione professionale, ben inserita nel curricolo e nel contesto locale, non è da considerarsi in antitesi con il digitale, anzi è strumento di equità in quanto contribuisce all’accesso libero all’informazione, a una migliore preparazione di coloro che utilizzeranno tanto le altre “infrastrutture della conoscenza” quanto la rete, a una maggiore consapevolezza e coscienza civile, all’autonomia di pensiero e alle conseguenti scelte consapevoli. 

Che sia forse proprio tutto questo a suscitare resistenze nell’affrontare con chiarezza il riordino e il rilancio delle biblioteche scolastiche per un apprendimento significativo e per l’acquisizione delle competenze chiave del XXI secolo? Nel momento in cui si chiude questo articolo, il decreto attuativo non è stato ancora firmato e lo stato di agitazione continua: l’auspicio è quello di non veder vanificata ancora una volta, come già fu con i coordinatori dei servizi di biblioteca e con i bibliotecari provinciali, un’idea di biblioteca scolastica in condizione professionale, capace di rispondere al meglio alle esigenze formative e informative della comunità scolastica e di raccordarsi con il territorio, collaborando a una rete informativa e culturale integrata.

marquardt@iol.it 

lunedì 15 ottobre 2012

Sulle biblioteche scolastiche il governo è schizofrenico!

Il sottosegretario Paolo Peluffo

Mentre il sottosegretario Peluffo, che ha pienamente ragione, vuole promuovere la lettura e portare i libri nelle scuole, le biblioteche scolastiche, i luoghi deputati istituzionalmente per la promozione della lettura nelle scuole, luogo di creazione delle coscienze, sono prossime alla chiusura.


Sottosegretario Peluffo, Lei lo sa?

E quanto costerà al contribuente una ennesima "commissione interministeriale", che dovrebbe promuovere la lettura nelle scuole al posto dei docenti bibliotecari che il governo sta in tutti i modi cercando di sopprimere anche fisicamente - visto che sono insegnanti con patologie che non potranno essere spostati ad altri incarichi senza subire conseguenze alla propria salute o perdere definitivamente il posto di lavoro? 
Per come la vedo io, questo fondi sarebbero meglio utilizzati per mantenere in servizio i docenti bibliotecari scolastici che fra i loro compiti istituzionali hanno proprio la promozione della lettura.

Sottosegretario Peluffo, se Lei  ama la lettura come credo, si impegni per salvare le biblioteche scolastiche dalla chiusura mantenendo in servizio il personale docente addetto, per permettere alle scuole di avere finanziamenti che obbligatoriamente debbano essere spesi per il patrimonio librario scolastico e non spariscano in altri rivoli.

  Lei dice "potremmo essere  competitivi solo se il libro tornerà ad essere al centro della vita di ciascuno di noi"

Ci contatti, noi docenti bibliotecari scolastici che rischiamo il posto di lavoro, ci stia affianco per far capire al Governo che le biblioteche non sono uno spreco di danaro pubblico; che i docenti bibliotecari svolgono una funzione importantissima, proprio in quanto docenti. Che facciamo parte della filiera, come la chiama Lei, che può promuovere la formazione del cittadino e quindi una ricchezza per lo Stato, non uno spreco o un fastidioso esubero.
Altrimenti dovrò pensare che Lei sta strizzando l'occhio al mondo dell'editoria e basta.

Spero in una Sua risposta ed in un Suo intervento anche di concerto con il mondo dell'editoria.



Il comunicato di Francoforte del sottosegretario Peluffo recita:



Nelle prossime settimane proporrò l'istituzione di una task force sul libro, un gruppo di lavoro interministeriale che adotti tutti le misure necessarie a sostenere e promuovere la lettura, nella scuola e nelle università, innanzitutto". 

 "Viviamo nella società dell'informazione e l'economia della conoscenza è divenuta, negli ultimi anni, il principale motore della globalizzazione. Potremmo essere - ha spiegato Peluffo - competitivi solo se il libro tornerà ad essere al centro della vita di ciascuno di noi". "Le norme, le agevolazioni fiscali e i contributi economici - ha continuato il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri con delega all'Editoria - sono importanti ma serve una grande azione sinergica di tutti gli attori della filiera. Dobbiamo portare i libri nelle scuole, nelle famiglie, in tutti i luoghi di ritrovo delle persone".

Lo ha annunciato il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri con delega all'Editoria, Paolo Peluffo, che oggi ha inaugurato il Punto Italia alla Fiera Internazionale del Libro, a Francoforte.

Fonte: notizia ANSA del 10.10.2012