sabato 7 settembre 2013

Un Assistente Amministrativo Scrive al Ministro Carrozza

AL MINISTRO DELL’ISTRUZIONE
On Maria Chiara Carrozza

p.c. Alle organizzazioni sindacali

Gentile Signora Ministra
le scrivo per parlarle del grave disagio morale e sociale che stanno vivendo gli amministrativi e i tecnici del personale ATA della scuola, e anche i docenti inidonei.

Mi chiamo Maurizio Tacconi, ho 48 anni e sono un assistente amministrativo precario della provincia di Arezzo attualmente disoccupato e in attesa di un nuovo incarico.

La mia storia che è molto simile a molte/i delle mie colleghe/i.

Sono entrato nella scuola il 1° di settembre del 2005, dopo avere lasciato la fabbrica dove lavoravo e una retribuzione ben più alta di quella che mi si prospettava accettando l'incarico di supplente. Avevo alle spalle una carriera di 15 anni di lavoro da operaio meccanico specializzato addetto alla manutenzione e avevo raggiunto il massimo della qualifica ottenibile. Ciò per dimostrarle che non sono né uno stupido, né un vagabondo.

La mia scelta di lavorare scuola non era dovuta, quindi, a ragioni economiche (oggi da precario percepisco lo stesso stipendio di allora) ma, soprattutto, a motivi di salute: lavoravo in un'azienda di manufatti in cemento armato e ho ritenuto che fosse poco salutare respirare cemento per quaranta  (oggi anche di più) anni, fino al raggiungimento dell'età pensionabile. E poi volevo fare valere quel diploma, che mi era costato tante energie, grazie al quale potevo accedere al profilo di assistente amministrativo.

Nel mio nuovo lavoro ho cambiato di continuo scuole e sedi di servizio, per tutta la provincia di Arezzo. Tre anni fa ho dovuto acquistare una macchina a GPL per ammortizzare i costi degli spostamenti, con un prestito settennale che ancora devo finire di pagare. A questo debito si aggiunge  il mutuo di una casa che decisi di comprare quando avevo ancora un contratto a tempo indeterminato (in fabbrica). Forse sono stato incauto a pensare di mettere su famiglia e di avere una casa di proprietà, ma l'articolo 1 della Costituzione mi dava una certa sicurezza. Oggi comincio a dubitare anche su quella, visto che alcune vicissitudini della vita politica attuale, mettono in dubbio anche la validità dell'articolo 3.

Negli otto anni di lavoro nella scuola ho avuto per fortuna, anche se in sedi diverse, quasi sempre incarichi annuali, che con qualche sacrificio, magari rinunciando alle ferie e risparmiando sul vestiario, mi hanno permesso di ottemperare ai miei impegni.

Ma poi sono sopraggiunti i tagli lineari della Gelmini (qualcuno li ha chiamati “riforma”). Così da  due anni i miei contratti scadono al 30/6. Per la prima volta nella mia vita sono finito in quelle sempre più affollate liste di disoccupazione, con i disagi che tutti conoscono, ho meno contributi previdenziali e a oggi ho percepito solo l'indennità del mese di giugno.

Eppure non mi sono mai scoraggiato. Ho sempre svolto il mio lavoro con dedizione e impegno. Lo dimostrano le tante ore svolte oltre il normale orario di lavoro nei momenti in cui la mole di lavoro è più alta (durante l'attività didattica). Nelle varie sedi di lavoro ho svolto tutte le mansioni: dalla contabilità alle schede degli alunni, acquisendo professionalità su tutto il lavoro di segreteria. Non ho mai perso un corso di formazione.

Tutto questo per ricevere in cambio cosa?

Martedì 10 settembre presso l'UST di Arezzo saranno attribuiti gli incarichi annuali. Sicuramente  toccherà anche me, ma anche quest'anno la mia vita sarà doppiamente precaria. Infatti, a causa della Spending Review, il mio incarico sarà “fino all'avente diritto” e poi più niente. Licenziato.

L'avente diritto, se non verrà cancellata la legge, sarà un docente inidoneo che, nella quasi totalità dei casi che ho incontrato nel mio lavoro, è davvero inidoneo, cioè impossibilitato a lavorare per gravi motivi di salute. Molti di loro vivono, sia pure da un'altra prospettiva, le mie stesse ansie e difficoltà. Spero che Lei non pensi che si tratti anche qui di falsi invalidi.

Gentile Ministra, solo chi non ha a cuore il corretto funzionamento della pubblica istruzione può  perdere lavoratori già formati e ligi al lavoro come lo siamo stati noi fino ad adesso.

Voglio credere che Lei capirà quale sia lo stato d'animo di noi precari ATA e dei docenti inidonei che dovrebbero dedicarsi a un lavoro che non conoscono e che nella maggior parte dei casi non possono fare. Chi era in grado è già impegnato utilmente in compiti di coordinamento o come bibliotecario.

Lei può restituirci la nostra dignità di lavoratori, annullando l'art. 14 della Spending Review (L. 95/12).

Dia il via libera alle immissioni in ruolo anche per gli amministrativi e i tecnici, come ha fatto saggiamente per i collaboratori scolastici.

Restituisca la tranquillità anche a quei docenti che hanno avuto la sfortuna di perdere la salute.

Le porgo i miei più distinti saluti ringraziandola per il tempo dedicato a queste righe.

MAURIZIO TACCONI



fonte:http://www.flcgil.it/scuola/ministro-carrozza-puo-restituirci-la-nostra-dignita-di-lavoratori-cancellando-la-norma-vergogna.flc

venerdì 6 settembre 2013

Consiglio dei Ministri 9 settembre 2013 - Il presidio DU ATA Q96 e ITP


Non è ancora detta l'ultima parola sulla sorte della Biblioteche Scolastiche. Nel Consiglio dei Ministri del 9 settembre 2013 potrebbe spuntare uno spiraglio di luce per salvarle dalla chiusura.

Presidio attivo quindi fino a tutto lunedì 9 settembre 2013.

Una storia incredibile, e per restare in tema, kafkiana a dir poco. Già raccontata qui.

Da due anni, per una "svista?", senza neanche saperne gli effetti, come confessato a posteriori da più parti in più Ministeri e da vari parlamentari, tutto il personale docente incaricato delle biblioteche scolastiche, insieme a quello incaricato dei laboratori, veniva deportato nelle segreterie delle scuole.

Operazione tanto grave quanto la "svista" che vede coniato il termine "esodati" di cui il governo Monti di è macchiato verso lavoratori che sono rimasti senza stipendio e senza pensione.

I D.U.a rischio di deportazione potranno essere salvati il 9 settembre 2013?







mercoledì 4 settembre 2013

I have a dream...

che ogni scuola pubblica italiana abbia la sua biblioteca. E che ogni biblioteca in una scuola pubblica italiana sia degna di essere chiamata Biblioteca. E quindi che tutti gli allievi italiani possano esercitare pienamente il loro diritto allo studio.

Come è fatta una biblioteca scolastica? Intanto deve avere il docente bibliotecario! Poi deve essere ben fornita ed accogliente.





Il sit-in del 10 luglio al MIUR Ancora un'estate di protesta contro l'imminente chiusura delle biblioteche scolastiche


Qust'estate non cambiare, stessa piazza stesso mare


martedì 16 aprile 2013

Nuova petizione contro la deportazione forzosa dei docenti utilizzati in altri compiti a danno degli assistenti amministrativi





 FIRMATE QUESTA PETIZIONE E PASSATELA AGLI AMICI




La mia opinione.

Questa petizione è formulata in modo piuttosto "tecnico" diciamo con un linguaggio piuttosto chiaro agli addetti ai lavori, cioè ai lavoratori della scuola. MA ha una sua validità. E per questo va spiegata ai non addetti ai lavori, che sono però i cittadini che ne subiranno i danni per soppressione dei servizi.

Chiede il ritiro di un recente decreto ministeriale, firmato dal Ministro dell'Istruzione che prevede lo spostamento di tutti i docenti utilizzati in altri compiti nelle segreterie delle scuole.

Quali sono le conseguenze di questo spostamento? Gli insegnanti utilizzati, svolgono compiti di supporto alla didattica. Arricchiscono le scuole con le loro competenze. Ad esempio sono i soli a tenere aperte le biblioteche scolastiche, ma non solo. Questo non è uno spreco.

Al fine di bloccare le assunzioni degli assistenti amministrativi (coloro che lavorano nelle segreterie della scuole), il governo ha scelleratamente studiato questa soluzione. Spostare il personale docente su posti di segreteria ed impedire così la stabilizzazone degli assistenti amministrativi.

Già i tagli sono tanti, togliere alla scuola pubblica, ai nostri figli, anche la biblioteca scolastica è una ulteriore penalizzazione. Mentre i politici e i loro amici mangiano ancora a spese nostre impoverendoci sempre più, ai nostri figli si nega una istruzione di base!
Per favore indignatevi! Pretendete che il servizio di biblioteca rimanga nelle scuole.

No ai tagli alla didattica. La biblioteca è il centro di documentazione gratuito per gli studenti!!!!!!!!!!

Sfondiamo il tetto previsto di firme raccolte.

Firmate e diffondete, non fermatevi, diffondete!!!!!!!!!!!



 FIRMATE QUESTA PETIZIONE E PASSATELA AGLI AMICI



venerdì 15 marzo 2013

Salvaguardiamo dalla chiusura le Biblioteche Scolastiche lasciamo la parola agli esperti



Ma al MUIR  sapevano che la loro proposta recepita nel'articolo 14 commi 13 e 14 della Spending Review avrebbe chiuso le Biblioteche scolastiche? Non so cosa è meglio che pensare.

Lascio la parola all'esperto.

Lo stato delle Biblioteche Scolastiche  in Italia, tra legislazione insufficiente e tagli ai fondi

di Luisa Marquardt

fonte: Libreriamo

Diminuisce il numero delle biblioteche all’interno delle scuole: le revisioni della spesa pubblica colpiscono il personale addetto a quest’area. Libreriamo tratteggia una panoramica della situazione con l’aiuto di Luisa Marquardt

La condizione delle biblioteche scolastiche in Italia è tutt’altro che rosea: la maggior parte degli istituti dichiara di averne una, ma spesso non si tratta che di un armadietto magari tenuto chiuso a chiave. Con i tagli sui fondi destinati alla scuola la situazione va peggiorando, e il personale da dedicare a questo settore viene a mancare. Libreriamo ha cercato di ricostruire una panoramica della situazione con la collaborazione di Luisa Marquardt, docente di Bibliografia e Biblioteconomia presso la Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università “Roma Tre” e coordinatore dell’AIB Commissione nazionale Biblioteche scolastiche. La professoressa Marqaurdt è anche Director Europe dell’Associazione internazionale di biblioteconomia scolastica (IASL), Elected Member della Federazione internazionale delle biblioteche e delle istituzioni bibliotecaria, Sezione biblioteche scolastiche (IFLA – SLRC) e dell’IFLA-IASL Joint Steering Committee.

LA LEGISLAZIONE SULLE BIBLIOTECHE SCOLASTICHE – In Italia non esiste una legislazione specifica in merito alla presenza di biblioteche e personale addetto alle biblioteche nelle scuole. Il primo intervento legislativo ad avere un effetto indiretto in questo campo è rappresentato dai Decreti Delegati del 1974 (D. 417/74, Art. 113), che hanno istituito l’uso dei docenti inidonei – docenti che, per problemi di salute, non possono più dedicarsi all’attività didattica in aula – in compiti diversi dall’insegnamento. La possibilità di tale utilizzo del personale scolastico è stata confermata successivamente dal Testo Unico delle disposizioni legislative in materia di istruzione del 1994 (D.L.vo 297/1994 – Art. 514) e da tutti i successivi contratti nazionali, compreso il CCNI 2008, specifico per i docenti inidonei all’insegnamento. “Queste disposizioni prevedevano la possibilità che tali docenti venissero impiegati in aree diverse, per esempio nell’amministrazione, in segreteria e in particolare nelle biblioteca scolastica, che essendo un ambito molto vicino a quello della didattica rappresentava un ambiente naturale nel quale continuare a prestare servizio”, spiega Luisa Marquardt. “Qui i docenti inidonei potevano continuare a mettere in campo le loro competenze culturali, oltre a formarsene di nuove e specifiche di un bibliotecario.”

I DOCENTI-BIBLIOTECARI – “Sicuramente questo dispositivo normativo presentava luci e ombre”, commenta la professoressa: “l’utilizzo talvolta improprio che se ne è fatto e i casi di malattie gravi non hanno sempre facilitato lo slittamento degli insegnanti non più idonei in aree diverse, ma in molti casi ha rappresentato un meccanismo estremamente proficuo. L’insegnante proiettato in una dimensione diversa da quella strettamente scolastica si sentiva il più delle volte stimolato a costruirsi un’identità professionale nuova, in molti si sono riqualificati seguendo master e corsi di formazione ministeriali, costruendosi un bagaglio di esperienza ricchissimo. Oggi molti dei docenti inidonei si possono considerare ‘docenti-bibliotecari’ a tutti gli effetti, perché hanno competenze del tutto adeguate a gestire una biblioteca in maniera efficiente.”

L’EVOLUZIONE DELL’APPARATO LEGISLATIVO – In Italia, a differenza di quanto avvenuto nel resto d’Europa, questa legislazione non ha però mai portato alla definizione di un piano coerente di sviluppo delle biblioteche scolastiche, né è stato mai stabilito per legge che un istituto scolastico, per essere riconosciuto dal sistema dell’istruzione pubblica, debba avere una biblioteca, sicché è prerogativa della singola scuola dotarsi o no di tale struttura. Anzi, il recente Decreto Legislativo 95/2012, che definisce alcuni interventi per la revisione della spesa pubblica, nel caso specifico della scuola limita l’utilizzo in compiti diversi dall’insegnamento dei docenti inidonei, che vengono ora costretti a transitare in ruoli amministrativi. “Il provvedimento va a colpire almeno 3.665 docenti, che rivendicano il diritto a mettere a frutto le competenze notevoli maturate nel settore bibliotecario”, dichiara la professoressa Marquardt. “Oltretutto si tratta mediamente di persone abbastanza avanti con l’età, che hanno già subito duri colpi dalla vita. I bibliotecari provinciali nelle scuole superiori furono colpiti da provvedimenti analoghi nel 1999: il personale bibliotecario dipendente dalle amministrazioni provinciali dovette transitare nell’area amministrativa, e anche in questo caso persone con profili professionali molto alti furono costrette ad abbandonare il loro campo. La storia si ripete con il D.L. 95. L’AIB ha provato a intervenire per indurre un ripensamento, ma c’è poco da fare. Eppure la scelta di non investire nelle biblioteche scolastiche manca completamente di lungimiranza: la biblioteca scolastica potrebbe, tra le altre sue funzioni, ricoprire un ruolo importante di raccordo tra l’area didattica e le attività culturali del territorio, come avviene negli altri Paesi.”

UN CONFRONTO CON L’EUROPA – È il caso per esempio del Portogallo, che partendo da una situazione analoga alla nostra dal 1996 ha portato avanti inarrestatamente un piano di sviluppo delle biblioteche scolastiche. Nel 2010 una legge ha lì stabilito che in ogni biblioteca scolastica dovesse esserci un bibliotecario specializzato, e c’è un piano congiunto di formazione aperto ai bibliotecari pubblici e ai docenti inidonei impiegati nelle biblioteche scolastiche: c’è una collaborazione efficace e virtuosa tra biblioteche scolastiche e pubbliche. “Ai bambini, ai loro genitori e ai docenti delle scuole portoghesi vengono date maggiori possibilità d’accesso all’informazione”, sottolinea Luisa Marquardt: “anche le famiglie meno interessate, meno vicine agli ambienti della cultura, attraverso la biblioteca scolastica hanno scoperto la dimensione della biblioteca pubblica. In Portogallo la diffusione della tecnologia è avvenuta anche attraverso le biblioteche scolastiche: ci si è avvalsi del personale inidoneo a questo scopo.” Ma lo stesso discorso di biblioteca in condizione professionale vale per Francia, Croazia , Polonia, Lituania. “I politici dovrebbero guardare a questo segmento della macchina scuola con attenzione diversa. I risultati che si possono ottenere sono molto interessanti.”

DATI SULLA PRESENZA DI BIBLIOTECHE SCOLASTICHE IN ITALIA – Riguardo al numero di istituti scolastici dotati di biblioteca in Italia e alla loro dislocazione sul territorio, i dati sono frammentari. “È stata sì istituita un’Anagrafe dell’Edilizia Scolastica”, ci informa la professoressa Marquardt, “ma questa pone attenzione soprattutto sull’aspetto della sicurezza.” Nel 1997 la Direzione generale Istruzione classica promosse e coordinò un’indagine quantitativa per censire le biblioteche scolastiche, condotta mediante la somministrazione di un questionario a tutte le scuole secondarie superiori e a un campione di scuole secondarie inferiori ed elementari. Il 97% dei dirigenti scolastici dichiarava di avere una biblioteca, ma questo era solo il dato quantitativo. “Nella realtà dei fatti, ma si va da spazi articolati e ben forniti allo scaffaletto metallico chiuso a chiave, magari collocato in sala professori. Manca una cultura della biblioteca scolastica come ambiente per l’apprendimento, indispensabile a realizzare davvero una didattica attiva. Laddove in una scuola emerge la necessità di trovare nuovi spazi, la prima a saltare è la biblioteca. Tendenzialmente comunque l’offerta migliore si colloca nelle regioni del centro-nord, come la Toscana, l’Emilia Romagna, il Piemonte, la Lombardia, che più hanno investito nelle biblioteche. Una realtà di eccellenza è quella bolzanina: nel 1990 la provincia autonoma di Bolzano ha legiferato in materia di biblioteche scolastiche (legge 17/1990), e a distanza di quasi un quarto di secolo queste si confermano anche a livello internazionale un modello vincente. Alla biblioteca scolastica viene riconosciuta piena dignità, sono istituite le figure del direttore, dell’assistente di biblioteca, e questa lavora in maniera integrata concorrendo al raggiungimento degli obiettivi didattici dell’istituzione scolastica e operando in piena collaborazione con le biblioteche del territorio. Nel sito della provincia di Bolzano è immediatamente visibile, sia per la comunità italiana sia per quella tedesca, quest’area integrata che presenta un doppio canale – per le biblioteche scolastiche e per quelle pubbliche.”

LA DIFFICOLTÀ DI MANTENERE UNA BIBLIOTECA NELLE SCUOLE – Rispetto al passato, la situazione delle biblioteche scolastiche va peggiorando: il loro numero è sicuramente diminuito. Tanti docenti prima utilizzati nelle biblioteche sono già transitati in ruoli amministrativi, perché in certe Regioni alcune circolari hanno anticipato il D.L. 95, e quest’ultimo aggrava ulteriormente il problema. Laddove si è già verificato questo passaggio la biblioteca ha chiuso, oppure ha ridotto drasticamente l’orario di apertura, offrendo servizio in un orario minimo e su base volontaria. D’altra parte questo si verificò anche quando bibliotecari ex provinciali transitarono nell’organico amministrativo. “Anche i dirigenti scolastici denunciano la difficoltà di mantenere una biblioteca”, commenta la professoressa Marquardt: “non si può più nemmeno ricorrere a quei dispositivi normativi che consentivano, laddove mancava personale specializzato, l’utilizzo delle ore vacanti dei docenti, perché tutti i docenti ora hanno la cattedra piena.”
6 febbraio 2013


''I tagli su istruzione, scuola, biblioteche sono un pericolo per il Paese''

Le biblioteche scolastiche sono strumenti fondamentali per educare i ragazzi a una corretta competenza informativa e mediatica, formando le competenze critiche necessarie ai cittadini di domani. Lo afferma Luisa Marquardt, che dopo averci aiutato a ricostruire, in un nostro precedente articolo, la situazione delle biblioteche scolastiche italiane, ci parla delle campagne in loro favore: BIOS (una Biblioteca In Ogni Scuola), l’iniziativa “I libri spediamoli a scuola” e il progetto ministeriale Bibliorete21, della cui commissione la professoressa Marquardt fa parte.
Ci sono iniziative per richiamare l’attenzione sulla necessità che le scuole vengano dotate di biblioteche?
La IASL (Associazione Internazionale di Biblioteconomia scolastica), l’IFLA SLRC(Federazione internazionale delle biblioteche e delle istituzioni bibliotecarie - Sezione biblioteche scolastiche) e l’ENSIL (Rete Europea per le Biblioteche Scolastiche e la Competenza Informativa) hanno da tre anni varato una campagna di sensibilizzazione nei confronti delle biblioteche scolastiche chiamata ALIES (A Library In Every School), che io ho tradotto in italiano con BIOS (una Biblioteca In Ogni Scuola). La campagna, non potendo contare su finanziamenti di nessun genere, si promuove soprattutto attraverso i canali di questi organismi e attraverso iniziative attuate nei vari Paesi, per esempio a ottobre in occasione del mese internazionale della biblioteca scolastica. In Italia BIOS ha incontrato e unito le sue forze con “I libri spediamoli a scuola”, campagna di promozione della lettura e del libro attraverso la scuola e la sua biblioteca nata da un’idea di Della Passarelli, direttore editoriale della Sinnos Editrice. Si tratta di una campagna attiva rivolta anche al semplice cittadino, non necessariamente a coloro che all’ambiente della scuola sono legati. Librerie e scuole sono invitate a gemellarsi, e tutti i cittadini che vanno in libreria possono scegliere di destinare un acquisto alla biblioteca della scuola gemellata. Tutto ciò avviene sulla base di progetti che garantiscano che i libri donati alla scuola vengano poi effettivamente utilizzati. Questa campagna consente anche di valorizzare le competenze del libraio: gli insegnanti e i genitori non sempre conoscono la proposta editoriale corrente, che nel settore dell’infanzia ha fatto passi da gigante, e laddove c’è un libraio specializzato in questo campo, per esempio, possono avvalersi di consigli molto buoni. È insomma una campagna di cittadinanza attiva, un modo per aggregare editori, librerie, cittadini comuni in un’azione efficace sul versante della promozione di libri, lettura, librerie e biblioteche, che anche nell’era del digitale non perdono la loro funzione di snodo d’accesso all’informazione.
Ci sono anche iniziative ministeriali?
Sul versante istituzionale, ad agosto 2010, in seguito a una serie di sollecitazioni da parte della Commissione nazionale biblioteche scolastiche, all’epoca coordinata dalla professoressa Donatella Lombello dell’Università di Padova e attualmente coordinata da me, si avviò un progetto finalizzato a costituire una rete di biblioteche per le competenze chiave del 21simo secolo, nominato Bibliorete21. La circolare che venne mandata alle scuole per invitarle a entrare a prender parte a questo progetto richiedeva come requisiti minimi che l’istituto fosse dotato di una biblioteca scolastica con del personale addetto, in qualunque modalità venisse impiegato, e che volesse operare in un’ottica di rete con le altre scuole e con il territorio.
Perché è importante investire nelle biblioteche scolastiche?
Ci sono tantissimi studi in ambito psicologico e anche nel campo delle neuroscienze che evidenziano come la plasticità dell’intelletto umano sia inversamente proporzionale all’età, ed è importante proprio in questo stadio educare l’intelletto a un approccio integrato all’informazione, che passi attraverso canali diversi. Non si deve veicolare l’idea che soltanto computer e connessioni internet possano dare accesso ai contenuti dell’informazione e utilizzare così in una fiducia totale le nuove tecnologie e risorse digitali, privando bambini e ragazzi di una dimensione fondamentale quale quella della ricerca e dell’uso di più fonti informative. Sin dai primi anni e dai primi gradi dell’istruzione bisognerebbe costruire un percorso di educazione alla competenza informativa e mediatica mettendo a disposizione una pluralità di risorse e di strategie, altrimenti si rischia di favorire delle abilità più di tipo tecnico che non delle vere e proprie competenze. È una questione alla base anche di qualsiasi democrazia: sono le capacità critiche che consentono di esercitare in pieno i diritti di cittadinanza, la tenuta di un Paese viene messa a dura prova quando si taglia sull’istruzione e sulla cultura. Per questo è importante investire in strutture che la veicolino, come le biblioteche e, in prima istanza, le biblioteche scolastiche, che offrono questo servizio ai più giovani.
Un motivo in più che dovrebbe spingere il legislatore a investire nella biblioteca scolastica dovrebbero essere i risultati che provengono dalla realtà di Bolzano, dove alle biblioteche scolastiche è stata dedicata a partire dal 1990 grande attenzione da parte degli apparati legislativi della provincia. Non è un caso che i risultati degli allievi di Bolzano e provincia nelle indagini internazionali si allineino ai livelli più alti, mentre la performance italiana in generale è al di sotto della media europea.
7 febbraio 2013

giovedì 14 marzo 2013

Biblioteche scolastiche e discussa rappresentanza sindacale

docenti bibliotecari, assistenti amministrativi, davanti al MUIR - 12.03.2012

I docenti bibliotecari da anni ormai si battono per salvare i propri posti di lavoro e le biblioteche scolastiche. Le biblioteche scolastiche ed i loro posti di lavoro. E sì, perchè dipende da che prospettiva la si vuole guardare la situazione.

Il bibliotecario scolastico che difende il proprio posto di lavoro non verrà rimpiazzato da alcuno e le biblioteche chiuderanno. Chi difende le biblioteche scolastiche dalla chiusura difende il diritto dei nostri allievi all'istruzione, all'arricchimento culturale all'addestramento alla ricerca.
Chi fa il docente fa un lavoro delicato, non impiegatizio, lo fa per passione e con passione. Anche se spesso la sua passione è messa a dura prova dalle carenze della scuola italiana e dallo brindellarsi del tessuto sociale che significa avere a che fare con alunni sempre più problematici.

Chi opta di essere utilizzato in altri compiti nella biblioteca scolastica lo fa perché comunque rimane a lavorare come docente, docente bibliotecario, in questo caso. Può continuare a mettere la sua professionalità di docente a disposizione degli studenti.

Non finirò di ribadirlo, e persone di gran lunga più autorevoli di me lo hanno ribadito n volte,  il bibliotecario scolastico, necessita di competenze educative che si sommano a quelle del semplice bibliotecario. Non per altro questo personale si chiama "docente bibliotecario".

E tutta Europa lo sa, meno l'Italia. Che tristezza!

Si leggono ultimamente dei sinistri e fuorvianti messaggi rassicuranti, da parte delle organizzazioni sindacali cosidette "più rappresentative"  Mentre i colleghi lottano per preservare se stessi e la scuola pubblica dallo smembramento scientifico del governo Berlusconi (e dei suoi strascichi), queste organizzazioni scrivono che la situazione è in via di risoluzione.

Nulla di più falso. Non è stata fermata la deportazione dei docenti-bibliotecari sui posti di assistente amministrativo. 

Quindi le biblioteche chiuderanno!

Quindi gli assistenti amministrativi precari da anni perderanno il posto.

Anche una modulazione graduale della deportazione è inaccettabile. Lo specchietto per le allodole della dispensa da servizio è una via improponibile: vista l'età media degli interessati, significherebbe ritirarsi con 200,00 euro al mese. Che ci provino i sindacalisti a vivere con quella cifra!

I docenti bibliotecari non si sentono quindi più rappresentati da organizzazioni sindacali che non tutelano affatto i loro diritti e quelli degli studenti italiani.

E' da aggiungere, inoltre, che al momento sta per insediarsi un nuovo governo, quindi è decisamente lesivo dei nostri diritti che le organizzazioni sindacali cosidette "più rappresentative", da noi non autorizzate, si affrettino a firmare senza il nostro consenso non-soluzioni, finte soluzioni, e prese in giro contenute nella nuova bozza di decreto attuativo.

No alla firma del Decreto attuativo, no alla svendita dei nostri posti, no alla depauperazione delle risorse documentali, no all'attacco contro la scuola pubblica!!!


Care organizzazioni sindacali,
ieri 12.03.2013 c'eravamo noi davanti al MUIR e non abbiamo avuto il piacere di incontrarvi....avete forse atteso che ce ne fossimo andati? Visto che è poi è uscita la notizia che l'incontro c'è stato?

Peccato che non abbiate fatto alcun gesto per conoscerci, per sapere di che cosa abbiamo bisogno.

Siete stati latitanti e vi significhiamo che non ci state rappresentando, non state portando avanti le reali istanze delle categorie interessate.

Vi diffidiamo, a questo punto della vicenda, dal firmare qualsiasi accordo. Abbiamo atteso fino ad ora e VOGLIAMO che sia il NUOVO GOVERNO ad occuparsene. La legge che ci condanna è stata fatta su spinta di un governo che non esiste più. I tempi sono cambiati, abbiamo votato in Parlamento forze politiche che hanno nel loro programma leggi di tutela nei nostri confronti, quindi giù le mani dai decreti attuativi di una legge iniqua, crudele e cattiva.

Chi firmerà verrà chiamato a risponderne anche  personalmente in sede giudiziaria.

BiblioDoc






venerdì 1 febbraio 2013

Per salvare le biblioteche italiane individuiamo i veri sprechi




Il presidente del Consiglio Monti, ha fatto cosa giusta, giustissima, nel dire che siamo in un momento di difficoltà economica. Non possiamo “imbarcarci” – scusatemi , non ce l’ho fatta a non usare il termine nella costruzione del ponte sullo stretto di Messina.

Ecco, posso aggiungere tante altre cose che potremmo fare a meno di fare.

La farsa della Social Card: Prof. Monti, presidente, ci costa più la gestione della carta (emissione e gestione attraverso appalto a soc. terza) che far semplicemente accreditare la somma da elargire direttamente agli aventi diritto.

Mentre i miei alunni vedranno chiudere la loro biblioteca scolastica, considerata uno spreco, l’ex (spero) consigliere regionale capogruppo del PDL e tutti quelli come lui, si sono auto-aumentati gli stipendi fino a cifre stratosferiche.

alcuni maiali sono più maiali di altri


Prof. Monti, Presidente, ecco come mantenere in servizio i docenti utilizzati in altri compiti che tengono aperte le biblioteche scolastiche. Eviti che nella pubblica amministrazione ci siano settori dove si può decidere quanto percepire di stipendio da soli arrivando a somme mensili che per noi corrispondono allo stipendio netto di un anno!

E’ solo un esempio.

Mentre Lei lavorava per diminuire i costi della politica, Presidente Monti, in Regione Lazio e non solo si lavorava per trovare escamotage anti-austerità.
http://roma.repubblica.it/cronaca/2011/12/18/news/non_valgono_i_tagli_decisi_in_parlamento_cos_la_regione_salva_i_suoi_stipendi_d_oro-26798498/

e noi dobbiamo essere deportati, declassati ed anche licenziati per mantenere i politici?

http://www.repubblica.it/politica/2012/07/13/news/sprechi_lazio-38969417/



domenica 27 gennaio 2013

La deportazione dei bibliotecari scolastici nel 2013?


berlino2008
immagini della deportazione



book burning
Il rogo  dei libri


La storia sembra non aver insegnato niente ad alcuni. Una delle più incredibili tragedie dell'umanità, l'olocausto o shoah non ha ancora insegnato a qualcuno che la vita è sacra, che va rispettata. 



Il governo Berlusconi dal 2001 ha pianificato la deportazione del personale docente incaricato della  cura delle biblioteche scolastiche ad altri "lidi". Smantellare la cultura è sembrata una priorità sin da subito, a quel governo. Ma lo ripeto, nessuno me lo toglierà mai dalla mente, c'è qualche funzionario, che da allora in poi, governo che va, ministro nuovo che arriva al MUIR (che dei docenti bibliotecari scolastici nulla sa) - si premura di riproporre la nostra categoria cone "sacrificabile", ed ecco che rispunta la questione. Chiedo a quel funzionario di smetterla. Di mettersi una mano sulla propria coscienza, appena la ritrova. E di smettere di torturare i docenti bibliotecari. Si sente forte potente ed ariano, lui, sceglie di sacrificare noi con la  falsa, falsissima storia del risparmio di bilancio. Il risparmio di bilancio si fa intervenendo sulle ruberie, sugli sprechi, e non sui servizi minimi che ogni scuola deve avere.

Perché deportazione? 

Deportazione perché si è pianificato di prendere forzosamente circa 3000 docenti bibliotecari e contro la loro volontà spostarli nelle segreterie scolastiche.

Perché olocausto?
Perché non ci sono 3000 posti nelle segreterie didattiche, forse neanche la metà. Quindi, per tutti gli altri dopo un breve periodo di mobilità forzosa ci sarà il licenziamento. Intanto l'olocausto ci sarà anche per il personale ATA che a quei posti ha il sacrosanto diritto di accedere. E invece si troverà di punto in bianco disoccupato. E con l'allungamento dell'età pensionabile difficilmente si formeranno nuovi posti sia a breve che a medio termine.

Non occorre ricordare che l'uso del termine Olocausto viene anche esteso a tutte le persone, gruppi etnici e religiosi ritenuti "indesiderabili" dalla dottrina nazista, e di cui il Terzo Reich aveva previsto e perseguito il totale annientamento nel medesimo evento storico: essi potevano comprendere, secondo i progetti del Generalplan Ost, popolazioni delle regioni orientali europee occupate ritenute "inferiori", e includere quindi prigionieri di guerra sovietici, oppositori politici, nazioni e gruppi etnici quali Rom, Sinti, Jenisch, gruppi religiosi come testimoni di Geova e pentecostali, omosessuali, malati di mente e portatori di handicap.


mercoledì 12 dicembre 2012

Tavolo interministeriale sul libro e docenti bibliotecari



La notizia è recentissima. L'editoria e il Governo  (Presidenza del Consiglio, Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Ministeri  dell' Istruzione, Sviluppo, Economia e Finanze) stanno lavorando per il potenziamento delle biblioteche scolastiche. 

Detto alla  Fiera della Piccola e Media  Editoria "Più libri più liberi" alla quale presenziavo!

Ma per qualche disguido o corto circuito burocratico le biblioteche scolastiche da mesi rischiano la chiusura.

Durante l'incontro si è ribadito che la ripresa del paese deve viaggiare anche attraverso la ripresa dell'editoria, ed il mondo dell'editoria chiede a gran voce il potenziamento delle biblioteche scolastiche.

Ora, però, va fermato il grottesco, insensato, imminentissimo, trasferimento di tutti i docenti bibliotecari che appunto le gestiscono. Altrimenti le biblioteche scolastiche chiudono!

E' proprio il caso di dire che la mano destra non sa cosa fa la mano sinistra! O viceversa. Ma fate presto, perchè la nostra sorte ha le ore contate.


Fonte: News di Più libri più liberi




                        

lunedì 12 novembre 2012

Un aereo in meno al giorno toglie la disoccupazione di torno

Bibliotecari scolastici e personale ATA avviati a disoccupazione sicura dal governoBerlusconi - Monti potrebbero essere salvati.


Basta comprare qualche aereo da guerra in meno. Con un solo aereo  si pagherebbero gli stipendi ai docenti bibliotecari per più di un anno.

La crisi passerà, le biblioteche resteranno un tesoro per l'umanità.



Leggi No agli F35

Leggi anche:

su LA Stampa

Biblioteca scolastica, fiore all'occhiello della scuola




La biblioteca scolastica è il fiore all'occhiello di una scuola, insieme ad altre strutture quali laboratori ben attrezzati. Quando un genitore ed un alunno visitano una scuola come la mia per decidere dove proseguire gli studi, entrando in biblioteca, in una biblioteca che quasi non si aspettano di trovare, perchè in effetti in Italia, stranamente, le biblioteche scolastiche non esistono in tutte le scuole, si legge sui loro volti l'approvazione, il piacere di sapere che ne potranno usufruire. Ho fatto le mie lezioni di "alfabetizzazione" all'uso della biblioteca alle nostre tante prime, e non ho avuto il cuore di informare i ragazzi che presto, se il governo non cambia rotta, non la potranno usare più, la troveranno chiusa.

Leggi anche:Biblioteca scolastica: il successo della conquista dei lettori

martedì 6 novembre 2012

Ma perchè il governo vuole chiudere le biblioteche scolastiche?






La realtà dei fatti
 Il personale docente utilizzato in altri compiti è prevalentemente utilizzato per tenere aperte e per gestire le biblioteche scolastiche.



Ma perchè il governo vuole chiudere le biblioteche scolastiche?

E' una domanda che da quando il governo Berlusconi individuò il bibliotecario scolastico come una figura da rimuovere, mi faccio costantemente.

Purtroppo la risposta che mi do, forse perchè pecco di ingenuità, si trova nella ricostruzione della storia.

In realtà i burocrati di allora ignoravavo, non sapevano? [o facevano finta di non sapere?] che la maggior parte dei docenti utilizzati in altri compiti, svolgevano compiti di docenti bibliotecari scolastici.

Ricordo una trasmissione con intervista ad un esponente del PDL che spiegava e giustificava così i provvedimenti a venire a danno di docenti bibliotecari. Lascio a voi valutare il suo operato.

Perchè qui sta l'inghippo, la disinformazione verso genitori e studenti e l'opinione pubblica:
Secondo il PDL, il personale docente utilizzato in altri compiti, era personale utilizzato in altre amministrazioni pubbliche che risultava però ancora sul "libro paga" del ministero della Pubblica Istruzione. Quindi si trattava semplicemente di far transitare questo personale neilgiusto "libro paga" ma senza spostarlo e senza perdita di posti di lavoro.

NIENTE DI PIÙ LONTANO DALLA REALTÀ

La realtà dei fatti
Tutti gli addetti ai lavori sanno benissimo che questo non era e non è vero. Il personale docente utilizzato in altri compiti è prevalentemente utilizzato per tenere aperte e per gestire le biblioteche scolastiche, con compiti professionali di pieno supporto alla didattica.



Eppure dalla prima diabolica ipotesi di ad oggi i politici, i burocrati dichiarano di nulla sapere su chi siamo, che lavoro svolgiamo e dove stiamo. MA legiferano allegramente per togliere agli alunni le loro biblioteche, togliendo loro i docenti bibliotecari scolastici.

Chiedo un'inversione di tendenza!!!!!!!!!!

I politici in questi 20 anni hanno smontato il paese. Mi aspettavo un'inversione di rotta e mi aspetto ancora di meglio da un governo composto anche da professori universitari, che dovrebbero avere una sensibilità particolare riguardo alla didattica.


lunedì 5 novembre 2012

Biblioteche scolastiche:la parola a chi se ne intende






di Luisa Marquardt

Biblioteche scolastiche per un apprendimento significativo? No, grazie!

Pur estremizzando, può condensarsi così, come indicato nel titolo di questo articolo, il senso del comma 13 dell’art. 14 del D.L. 95/2012 per la revisione della spesa pubblica. Il corrente anno scolastico 2012-2013 è infatti appena cominciato all’insegna dell'incertezza più totale per le biblioteche scolastiche o, meglio, della certezza che, qualora il decreto in questione diventi operativo, i docenti bibliotecari che finora le hanno curate dovranno trasferirsi al settore amministrativo e operare in una sede e/o in un settore della pubblica amministrazione diversi.
Il citato comma dispone per il personale docente utilizzato in compiti diversi dall’insegnamento (circa 3500 persone) il passaggio nei ruoli del personale amministrativo, tecnico e ausiliario con la qualifica di assistente amministrativo o tecnico. Si tratta di un passaggio che porterebbe con sé demansionamento e dequalificazione: da un lavoro di tipo pedagogico e culturale (di 7° livello) che prevede un buon grado di autonomia e responsabilità, a uno di tipo amministrativo, con mansioni sostanzialmente esecutive di 4° livello. L’immissione nei ruoli ATA è prevista su tutti i posti vacanti e disponibili nella segreteria della scuola, nella provincia di appartenenza o, a richiesta dell’interessato/a, in altra provincia.
Con l’attuazione del comma 13, in definitiva, si afferma pericolosamente la predominanza del “posto” sul “lavoro”. Agli addetti alle biblioteche non viene più garantito il lavoro che hanno svolto per un arco di tempo anche molto lungo, acquisendo e affinando competenze spesso notevoli. Il lavoro di biblioteca, di punto in bianco, è ritenuto superfluo, anzi negativo. Il numero dei docenti idonei ad altri compiti incide infatti sul rapporto complessivo studenti/docenti: per esempio, la media OCSE 2011 era di 16 allievi di scuola primaria per insegnante, mentre per l’Italia il rapporto si è attestato a meno di 11 a 1 (fonte OECD, 2011, Education at a glance 2011: OECD Indicators) e poco più di 11 nel 2012 (fonte OECD, 2012, Education at a glance 2012: OECD Indicators). Al risparmio che si intende ottenere con il D.L. 95, si aggiunge perciò pure la ragione del riequilibrio di tale rapporto. Perché, invece, il comma 13, almeno per ciò che concerne la sua applicazione al settore biblioteche scolastiche, andrebbe rivisto?
Prima di tutto perché porta alla chiusura delle biblioteche scolastiche e toglie, laddove esistente, un significativo punto di riferimento e di raccordo della progettualità didattica. Veicola inoltre l’idea che i servizi della biblioteca scolastica alla propria comunità scolastica siano inutili, idea a cui peraltro già contribuiscono efficacemente quanti vedono in internet l’unica o la prevalente fonte di informazioni e non avvertono la necessità di spazi, collezioni (anche digitali), personale appositamente dedicati. Veicola sia del tutto accessorio il docente bibliotecario che, nel tempo, ha saputo costruirsi una
nuova identità professionale sul campo, attraverso programmi e progetti ministeriali, iniziative promosse da enti locali, o specializzandosi, a proprie spese, attraverso master e corsi di perfezionamento. Ciò vanifica di fatto l’investimento di denaro fatto per la loro formazione quali bibliotecari documentalisti: una buona parte del personale, sia i docenti (idonei e “inidonei”) sia i non docenti (ex bibliotecari provinciali e personale ATA), si è infatti specializzato in corsi post lauream, master ecc. e ha curato costantemente la propria formazione o l’aggiornamento, pagando di tasca propria le relative tasse di iscrizione e i materiali; altrettanto dicasi per la formazione assicurata nell’ambito dei vari progetti
ministeriali nel settore. Tra i tanti “A scuola di biblioteca” 1995-97, PSBS 1999-2001, “Biblioscuole” 2003-2009 (il sito, pur contenente materiale di proprietà del MIUR e delle scuole, è stato purtroppo chiuso di recente dal Cineca), “Amico Libro 2007-2009” e il corrente “Bibliorete21”. Formazione che ha comportato un impiego, spesso davvero cospicuo, di denaro pubblico. Tutto ciò, alla luce di quanto sta avvenendo si rivela soltanto una spesa e non, appunto, un saggio investimento sul futuro quale dovrebbe invece essere in una società che voglia dirsi civile e democratica.
Nonostante i vari progetti istituzionali di promozione della lettura e della biblioteca appena menzionati, il provvedimento è purtroppo in linea con quanto già accaduto negli scorsi anni, che può essere così sintetizzato: vanificazione dell’ordinanza ministeriale 282 sulla figura del docente documentalista; “dismissione” dal 1° gennaio 2000 dei bibliotecari provinciali impiegati a scuola e loro inquadramento come ATA (L. 194/1999); azzeramento delle ore a disposizione dei docenti i quali, avendo orario pieno di cattedra, non possono dedicare nemmeno un’ora alla biblioteca (in precedenza il patchwork delle disponibilità, laddove sapientemente coordinato, consentiva di coprire e garantire un orario abbastanza ampio di apertura) e, ora, amaramente, con il D.L. 95/2012, cancellazione degli “inidonei”, senza alcuna valutazione delle effettive competenze e qualità del servizio erogato. Alla fine, si può leggere una sorta di insistente accanimento contro il servizio bibliotecario nella scuola che è invece fondamentale per garantire l’accesso alle informazioni, realizzare il curricolo mediante una didattica innovativa, educare all’apprezzamento della lettura, delle letterature e degli altri prodotti creativi dell’ingegno, formare al pluralismo, allo spirito critico e alla creatività, dare gli strumenti teorici e pratici utili non soltanto per la ricerca e l?uso ma anche per la produzione originale di informazioni. D’altra parte si difende ciò che si conosce e ama: accade perciò che le scuole prive di biblioteca ne ignorino la capacità di vivificazione della didattica e di raccordo con il territorio e difficilmente facciano sentire la propria voce. Lezioni in aula, libri di testo e navigazioni in rete sono ritenuti all’occorrenza più che sufficienti, mentre le richieste avanzate dai docenti bibliotecari sono all’occorrenza percepite più come rivendicazioni corporative e non, come dovrebbe essere, una battaglia per la scuola, offrendo la biblioteca scolastica-centro di informazione e documentazione l’opportunità straordinaria di innovazione didattico-metologica, di raccordo con il territorio, di costruzione e cura dell?identità della scuola, attraverso la sua documentazione didattica.
Nel corso del tempo da più parti (AIB, CONBS) è stata invano chiesta, se non l’istituzione della figura professionale, almeno la stabilizzazione delle figure a vario titolo impiegate in biblioteca, previo accertamento dei loro requisiti (titoli specifici posseduti, esperienza ecc.), in modo tale da garantire stabilità e continuità al servizio.
Recentemente il Ministro Profumo è intervenuto più volte sottolineando come il riavvio del Paese, maggiormente nella crisi corrente, si basi sulla costruzione della “scuola del domani”, aperta e multifunzione, in cui apprendere in maniera innovativa ed efficace saperi e competenze chiave e come tale costruzione passi anche per la diffusione e l’uso esperto delle tecnologie digitali nelle scuole, la digitalizzazione della didattica, la riduzione dei consumi e l’aumento dell’efficienza.
Ma questi appena richiamati sono tutti punti ai quali la biblioteca scolastica contribuisce concretamente in maniera positiva se è concepita quale ambiente per l’apprendimento e centro di risorse educative e multimediali a disposizione di tutta la comunità scolastica, capace di offrire una gamma di servizi rispondenti ai bisogni informativi e culturali della scuola e un programma di attività pienamente inserito nel curricolo, nell’offerta educativa e culturale della scuola (sia a livello individuale sia in rete), in armonia con quella territoriale.
La biblioteca si dematerializzerà, rendendo accessibili in una piattaforma dedicata molteplici risorse elettroniche selezionate (compresi i libri di testo e i sussidi didattici) utili all’apprendimento. Parimenti, proprio nell’epoca della disintermediazione e sovrabbondanza informativa, si renderà sempre più necessaria una efficace formazione alla competenza informativa e mediatica, da attuarsi anche attraverso la biblioteca della scuola, soprattutto negli anni dell’istruzione scolastica. 

Non può perciò essere ignorata la figura dell’esperto dell’informazione e della documentazione per il ruolo fondamentale che gioca tanto nel progettare e implementare i servizi della biblioteca, rispondente alle esigenze informative di un utente remoto (docente o discente che sia), quanto nel formare l’utenza all’uso esperto e creativo delle risorse. 

Su questi temi l’AIB ha sensibilizzato il Presidente della Repubblica (comunicazione del 24.08.2012) e sollecitato il Ministro Profumo (comunicazione del 04.09.2012) nel rivedere le modalità di applicazione del D.L. 95/2012 che, come già detto, prescinde da qualsiasi valutazione della qualità dei servizi di biblioteca sinora erogati. La mobilitazione generale del personale e delle scuole interessati dal provvedimento è in corso in molte città e in varie forme come manifestazioni, scioperi della fame, presidii, assemblee, convegni ecc. 

La petizione “Se risparmiare significa chiudere le biblioteche scolastiche”, promossa dalla preside Anna Cantatore a maggio scorso, ha raggiunto il numero atteso di firme. La manifestazione del 24 agosto scorso a Roma, di fronte alla Camera, ha registrato la partecipazione di una folta rappresentanza proveniente anche da altre regioni (Abruzzo, Campania, Sardegna ecc.) per protestare contro il decreto. Tale manifestazione è stata anche l’occasione per fare il punto della situazione con utili interventi (Anna Grazia Stammati, Presidente Centro Studi Scuola Pubblica; esecutivo nazionale Cobas, il Senatore Stefano Pedica e la scrivente) e interessanti testimonianze dei “portatori sani di cultura” che hanno reso conto della realtà viva e vitale che molte biblioteche scolastiche rappresentano nei territori locali. Alla fine della manifestazione si è raggiunto il Ministero dell'Istruzione (presso cui era prontamente arrivato un blindato della Polizia) dove il Senatore Pedica è stato ricevuto senza ottenere risposte concrete, essendo ogni decisione di tipo essenzialmente politico riguardo alla formulazione del decreto attuativo. 

Assemblee pubbliche si sono svolte in varie città (il 3 settembre a Roma, il 5 a Pisa e Sassari, il 7 a Bologna, l’11 a Potenza, il 12 ad Avezzano, il 13 a Napoli, il 15 di nuovo a Roma) e altre sono in preparazione. Su alcuni quotidiani sono apparsi vari articoli come quelli di Paolo Ferrario («Avvenire», del 1 settembre, ripreso anche in http://www.patrimonioSOS.it) che riporta l’appello di Parise al Presidente Napolitano, di Nittoli e Perla sul sit-in a Roma («Corriere della Sera» del 11 settembre), di Maria Teresa Martinengo che denuncia il rischio di chiusura di servizi di eccellenza, come la biblioteca e il centro territoriale di documentazione sull’handicap e l’innovazione attivati da più di venti anni dall’Istituto comprensivo Nasi di Moncalieri («La Stampa» del 13 settembre, testo disponibile anche in http://www.patrimonioSOS.it) o quello della scrittrice Dacia Maraini in cui si chiede cosa stia accadendo alle biblioteche italiane colpite da tagli di fondi e personale, ma, al contempo, riporta la positiva esperienza del Liceo Scientifico “Vitruvio Pollione” di Avezzano. 

Cosa accade intanto nel settore delle biblioteche scolastiche negli altri paesi europei? In Svezia viene attuato il nuovo curricolo nazionale che implica esplicitamente il ruolo attivo della biblioteca scolastica e prevede il monitoraggio e la valutazione dei suoi servizi e programmi; in Croazia sono in fase di elaborazione nuovi standard per la biblioteca scolastica per rispondere alle nuove esigenze curricolari; in Francia il Ministero ha appena emanato un interessante vademecum rilanciando la centralità della biblioteca scolastica come spazio sociale e culturale e, a livello di formazione universitaria, nuovi curricula sono stati varati dagli IUFM; in Portogallo, nonostante la congiuntura economica problematica, prosegue il progetto ministeriale RBE; in Lituania, le cui scuole dispongono di biblioteche e bibliotecari scolastici, è stata appena costituita (anche su sollecitazione dell'Agenzia nazionale di formazione e preparazione dei docenti e con il contributo IASL-IFLA SLRC) l'associazione dei bibliotecari scolastici. Ma forse la (miope) fiducia di alcuni decisori nelle magnifiche sorti del digitale fa intravedere negli e-book e più in generale nelle risorse online l’unica modalità di accesso all’informazione e considerare superate le biblioteche. 

Lo zaino potrà anche alleggerirsi e diventare digitale, ma vi sarà sempre uno zaino (di “donmilaniana” memoria) a fare la differenza, a marcare l’apertura della forbice, tra chi ha e chi non ha, tra chi ha competenze informative e capacità di cittadinanza adeguate e chi ne è invece privo. Competenze e capacità che non si risolvono soltanto nel disporre di strumenti informatici e di usufruire di connessioni più o meno veloci. Una buona biblioteca in condizione professionale, ben inserita nel curricolo e nel contesto locale, non è da considerarsi in antitesi con il digitale, anzi è strumento di equità in quanto contribuisce all’accesso libero all’informazione, a una migliore preparazione di coloro che utilizzeranno tanto le altre “infrastrutture della conoscenza” quanto la rete, a una maggiore consapevolezza e coscienza civile, all’autonomia di pensiero e alle conseguenti scelte consapevoli. 

Che sia forse proprio tutto questo a suscitare resistenze nell’affrontare con chiarezza il riordino e il rilancio delle biblioteche scolastiche per un apprendimento significativo e per l’acquisizione delle competenze chiave del XXI secolo? Nel momento in cui si chiude questo articolo, il decreto attuativo non è stato ancora firmato e lo stato di agitazione continua: l’auspicio è quello di non veder vanificata ancora una volta, come già fu con i coordinatori dei servizi di biblioteca e con i bibliotecari provinciali, un’idea di biblioteca scolastica in condizione professionale, capace di rispondere al meglio alle esigenze formative e informative della comunità scolastica e di raccordarsi con il territorio, collaborando a una rete informativa e culturale integrata.

marquardt@iol.it 

lunedì 22 ottobre 2012

Nuova interrogazione parlamentare per salvare le biblioteche scolastiche

Franco Laratta

ATTO CAMERA

INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/18170

Dati di presentazione dell'atto
Legislatura: 16
Seduta di annuncio: 706 del 18/10/2012

Firmatari
Primo firmatario: LARATTA FRANCESCO
Gruppo: PARTITO DEMOCRATICO
Data firma: 18/10/2012

Destinatari
Ministero destinatario:

MINISTERO DELL'ISTRUZIONE, DELL'UNIVERSITA' E DELLA RICERCA
Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELL'ISTRUZIONE, DELL'UNIVERSITA' E DELLA RICERCA delegato in data 18/10/2012
Stato iter: IN CORSO
Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-18170
presentata da
FRANCESCO LARATTA
giovedì 18 ottobre 2012, seduta n.706

LARATTA. - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. - Per sapere - premesso che:

il decreto-legge 6 luglio 2012, n. 95, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n. 135, sulla spending review aggiunge il danno alla beffa: non solo il personale docente permanentemente inidoneo, anche quello distaccato presso gli uffici scolastici regionali e gli ambiti territoriali provinciali, viene dirottato sui ruoli del personale Ata, ma non vede nemmeno riconosciuto il diritto alla priorità nella stessa scuola o comunque nella provincia di appartenenza;

senza alcun rispetto per i loro problemi di salute, spesso anche gravi, questa tipologia di personale della scuola, rischia, quindi, di doversi confrontare con le difficoltà connesse alla mobilità territoriale. Come extrema ratio viene prevista anche la mobilità intercompartimentale;

anche per gli ITP delle classi C555 e C999 è previsto il passaggio coatto ai ruoli del personale Ata della provincia di appartenenza;

le norme contenute nei commi 13 e 14 dell'articolo 14 del decreto-legge 95 del 2012, pertanto, riescono nel difficile intento di danneggiare tutti: gli ITP perché costretti a diventare Ata; i docenti inidonei perché, oltre al cambio forzato di ruolo, rischiano anche di ritrovarsi costretti a cambiare provincia; il personale Ata in attesa del ruolo perché rischia di veder vanificate per anni le proprie aspettative di stabilizzazione, mortificate dall'occupazione di tutti i posti vacanti e disponibili dal personale transitato da altri ruoli. Per non parlare della qualità complessiva del sistema scuola, che si abbasserà ulteriormente in virtù dell'utilizzo del personale in ruoli non di competenza -:

se il Governo sia a conoscenza di quanto su esposto;

che cosa intenda fare, anche attraverso un'iniziativa normativa ad hoc, al fine di ristabilire, per il personale la cui infermità è riconosciuta gravissima ed inidonea a qualsiasi attività lavorativa, il collocamento in quiescenza, ed, in subordine, tutelare il personale della scuola contro il passaggio coatto ai ruoli Ata e il rischio di mobilità territoriale o intercompartimentale, prevedendo che, sia i docenti che il personale Ata, possano restare in servizio presso l'istituzione scolastica di appartenenza, assolvendo compiti di ausilio ai processi di attuazione dell'autonomia scolastica, quali quelli di ?«bibliotecario?», ?«addetto ai laboratori tecnico/scientifici e didattici?» che spesso non sono svolti da alcun soggetto, per assenza di personale, vanificando così la dimensione operativa e tecnica di supporto alla didattica e agli apprendimenti degli studenti, in contrasto con la riforma degli ordinamenti in atto e con la stessa legge primaria dell'autonomia delle istituzioni scolastica - decreto del Presidente della Repubblica dell'8 marzo 1999, n. 275. (4-18170)


Ministro, la vedo nella biblioteca del Suo dicastero? Vorrebbe lasciare aperte anche le biblioteche scolastiche gestite dai docenti bibliotecari?


ATTENDIAMO RISPOSTA POSITIVA


ll Ministro Profumo alla presentazione della biblioteca del Ministero


Segnalato da:FabianaGiallosole


che ci sprona con queste parole: Ragazzi attiviamoci per richiedere un EMENDAMENTO che elimini l'art.14 comma 13 che ci riguarda in modo tale he sia inserito nella Legge di Stabilità tuttora e, presumibilmente, in discussione alla camera sino al 25 p.v. Facciamolo rivolgendoci a diversi esponenti politici dei vari partiti così avremo maggiori possibilità che venga portato avanti. Coraggio.

 "Non smettiamo di farci sentire" !!!

Un abbraccio solare dalla Sardegna.

 FabianaGiallosole

giovedì 18 ottobre 2012

Biblioteca scolastica: il successo della conquista dei lettori

foto da qui

Come si conquista un lettore?

In una biblioteca scolastica la promozione della lettura passa per vari canali.

La prima cosa che facciamo, è farci conoscere. Alle classi viene fatta conoscere la biblioteca attraverso  visite guidate.

Ai ragazzi viene spiegato come viene gestita una bilioteca, a cosa serve la sua gestione, e come fruire da utenti dei suoi servizi.

Gli allievi vengono incoraggiati a imparare a cercare libri, rendendosi autonomi, quindi, anche nell'utilizzo di biblioteche esterne.

Vengono illustrati i progetti lettura offerti dalla scuola.

E poi iniziano ad arrivare da soli, un po' per volta, a chiedere timidamente il loro primo prestito.

Quando li vedo entrare, questi "piccoli" di prima penso dentro di me: ecco ne ho conquistato un altro, chi sa se sarà lui o lei a battere il record di 46 libri in cinque anni?


lunedì 15 ottobre 2012

Sulle biblioteche scolastiche il governo è schizofrenico!

Il sottosegretario Paolo Peluffo

Mentre il sottosegretario Peluffo, che ha pienamente ragione, vuole promuovere la lettura e portare i libri nelle scuole, le biblioteche scolastiche, i luoghi deputati istituzionalmente per la promozione della lettura nelle scuole, luogo di creazione delle coscienze, sono prossime alla chiusura.


Sottosegretario Peluffo, Lei lo sa?

E quanto costerà al contribuente una ennesima "commissione interministeriale", che dovrebbe promuovere la lettura nelle scuole al posto dei docenti bibliotecari che il governo sta in tutti i modi cercando di sopprimere anche fisicamente - visto che sono insegnanti con patologie che non potranno essere spostati ad altri incarichi senza subire conseguenze alla propria salute o perdere definitivamente il posto di lavoro? 
Per come la vedo io, questo fondi sarebbero meglio utilizzati per mantenere in servizio i docenti bibliotecari scolastici che fra i loro compiti istituzionali hanno proprio la promozione della lettura.

Sottosegretario Peluffo, se Lei  ama la lettura come credo, si impegni per salvare le biblioteche scolastiche dalla chiusura mantenendo in servizio il personale docente addetto, per permettere alle scuole di avere finanziamenti che obbligatoriamente debbano essere spesi per il patrimonio librario scolastico e non spariscano in altri rivoli.

  Lei dice "potremmo essere  competitivi solo se il libro tornerà ad essere al centro della vita di ciascuno di noi". 

Ci contatti, noi docenti bibliotecari scolastici che rischiamo il posto di lavoro, ci stia affianco per far capire al Governo che le biblioteche non sono uno spreco di danaro pubblico; che i docenti bibliotecari svolgono una funzione importantissima, proprio in quanto docenti. Che facciamo parte della filiera, come la chiama Lei, che può promuovere la formazione del cittadino e quindi una ricchezza per lo Stato, non uno spreco o un fastidioso esubero.
Altrimenti dovrò pensare che Lei sta strizzando l'occhio al mondo dell'editoria e basta.

Spero in una Sua risposta ed in un Suo intervento anche di concerto con il mondo dell'editoria.



Il comunicato di Francoforte del sottosegretario Peluffo recita:



Nelle prossime settimane proporrò l'istituzione di una task force sul libro, un gruppo di lavoro interministeriale che adotti tutti le misure necessarie a sostenere e promuovere la lettura, nella scuola e nelle università, innanzitutto". 

 "Viviamo nella società dell'informazione e l'economia della conoscenza è divenuta, negli ultimi anni, il principale motore della globalizzazione. Potremmo essere - ha spiegato Peluffo - competitivi solo se il libro tornerà ad essere al centro della vita di ciascuno di noi". "Le norme, le agevolazioni fiscali e i contributi economici - ha continuato il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri con delega all'Editoria - sono importanti ma serve una grande azione sinergica di tutti gli attori della filiera. Dobbiamo portare i libri nelle scuole, nelle famiglie, in tutti i luoghi di ritrovo delle persone".

Lo ha annunciato il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri con delega all'Editoria, Paolo Peluffo, che oggi ha inaugurato il Punto Italia alla Fiera Internazionale del Libro, a Francoforte.

Fonte: notizia ANSA del 10.10.2012

lunedì 24 settembre 2012

This book belongs to a school library that is about to close



This book belongs to a school library that is about to close, like all other Italian school libraries because a recent law  removes all school teacher librarian from their current positions to use them as school clerks!!! 
If you are a parent, a student, a person who cares about education, please join our protest now.


Please sign this petition:

Below you find the translation in English and the original petition in Italian.

From the Italian dictionary Sabatini-Coletti: waste - excessive, reckless or unnecessary use.
The Minister for Relations with Parliament, Piero Giarda, is working on how to reduce unnecessary expenditure in the Italian Public Administration and even more recently, the Extraordinary Commissioner Enrico Bondi,  newly appointed by the Premier.
Amogst these unnecessary expenditures , identified with surgical precision, in the education field, fall within this category, the wages of teacher librarians - teachers who, unable to teach for serious health reasons, have been appointed as school librarians. The Government would like to remove them from their current positions to use them as school clerks, thus condemning to a definite closure all school libraries,  according to a law passed last July.

Since the school year 1998/99 an extraordinary investment plan, wanted by the then Minister of Education Mr Berlinguer, for the opening of new school libraries, the implementation of existing ones, together with a project for the training of teacher librarians and carried out in collaboration with the Universities of Padua, Viterbo and Bari, with the intent of  qualifying these teachers in Library Science and in management of school libraries. In the following years, more public funding and projects, also supported by AIE (Italian Publishers Association), have allowed schools to equip spaces dedicated to reading and to the free access to information, to endow libraries of books and multimedia products to which, not only students can have access, but, especially in small towns where there are no public libraries, but also the entire community, thanks to the industriousness of teachers who had turned into teacher librarians, that had been capable to re-train  professionally, had learned to catalogue, online, too, help in book choice, manage the loan of book different from text books.
All the above, in the light of the intendments expressed in the documents published on the Government's website, is considered reckless and useless the people [teacher librarians] who work to make libraries vital  and propelling centres of teaching activities and promoting love for reading. Some months ago intellectuals and society  mobilized to come in aid of prestigious institutions such as the "Accademia della Crusca e dei Lincei", avoiding the risk of their closure due to the recent financial law called "manovra finanziaria" that threatens to include them amongst the useless and wasteful bodies. 

We ask them today to help us defend school libraries, that carry out an irreplaceable social function within institutions unanimously recognised as strong and widespread cultural outposts. On the contrary, to let this important cultural asset that we have been able to take care of and to enrich so as to make it available for future generations perish would be a waste. So would be turning motivated and  keen  teacher librarians into sad clerks. It would be a huge cost in terms of loss of cultural memory and education, a cost that our country, which has a book reading index among the  lowest in  Europe, cannot afford.
To the honorable Ministers Mr. Profumo and Mr. Giada, to the Vice-ministers of the Department of Education, University and Research, to those politicians who will be making decisions on this matter, we address our appeal to avoid such damages.



Dal dizionario italiano Sabatini-Coletti: spreco – consumo eccessivo, scriteriato o inutile. Alla riduzione delle spese inutili nelle Pubbliche Amministrazioni si stanno dedicando il Ministro per i Rapporti con il Parlamento Piero Giarda e, più di recente, il Commissario straordinario Enrico Bondi, neo-incaricato dal Presidente del Consiglio. Fra quelle individuate con precisione chirurgica nel campo dell’istruzione rientrano le retribuzioni dei docenti, impossibilitati a svolgere attività d’insegnamento per gravi motivi di salute e utilizzati come bibliotecari, che si vorrebbe ora far transitare in Amministrazioni diverse da quella di appartenenza condannando a chiusura definitiva le biblioteche scolastiche, in applicazione di una legge emanata, in verità, nello scorso luglio.
Risale all’anno scolastico 1998/99 uno straordinario piano di investimenti, voluto dall'allora Ministro Berlinguer, per l’allestimento di nuove biblioteche e lo sviluppo di quelle già esistenti, accompagnato da un programma di formazione per gli insegnanti realizzato con la collaborazione delle Università di Padova, Viterbo e Bari, al fine di far loro acquisire competenze in biblioteconomia e nella gestione delle biblioteche scolastiche. Nel corso degli anni ulteriori finanziamenti e progetti, anche sostenuti dall’AIE, hanno consentito alle scuole di attrezzare spazi dedicati alla lettura ed al libero accesso all’informazione, di dotarsi di libri e prodotti multimediali da mettere a disposizione non solo degli studenti ma, specie nei piccoli centri privi di biblioteche comunali, dell’ intera comunità cittadina grazie anche all’operosità di insegnanti capaci di riconvertirsi professionalmente e di catalogare anche in forma automatizzata, suggerire letture, provvedere al prestito di testi diversi dai manuali di studio.
Tutto ciò, alla luce degli intendimenti espressi nei documenti pubblicati sul sito del Governo, sarebbe dunque ritenuto scriteriato ed inutili le persone che si dedicano a rendere le biblioteche centri vitali e propulsori di attività didattiche e di amore per la lettura. Alcuni mesi fa intellettuali e società civile si sono mobilitati in soccorso di istituzioni prestigiose come l’Accademia della Crusca e dei Lincei sventandone il pericolo di chiusura a causa della manovra finanziaria che minacciava di includerle fra gli enti inutili e dispendiosi.
A loro chiediamo oggi di aiutarci a sostenere le biblioteche scolastiche che svolgono una funzione sociale insostituibile all’interno di istituzioni unanimemente riconosciute come presìdi culturali forti e diffusi sul territorio. Uno spreco sarebbe piuttosto lasciare deperire l’importante patrimonio che abbiamo saputo conservare ed arricchire per renderlo disponibile alle prossime generazioni e fare di insegnanti motivati ed appassionati degli spenti impiegati. Un costo enorme in termini di perdita di memoria e cultura che il nostro Paese, con indici di lettura fra i più bassi tra quelli europei, non può permettersi.
Agli Onorevoli Ministri Profumo e Giarda, ai Sottosegretari al Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca, ai decisori politici rivolgiamo l’appello a scongiurare simili danni.






sabato 22 settembre 2012

Dacia Maraini accoglie l'appello di una docente bibliotecaria

di Dacia Maraini



Quelle biblioteche troppo impolverate

Cosa sta succedendo alle nostre biblioteche? Ogni giorno arrivano notizie di spazi chiusi, personale specializzato mandato a casa, libri impacchettati e ammonticchiati nei magazzini. Abbiamo seguito tutti le vicende della biblioteca dell'Istituto di filosofia di Napoli: libri antichi, prime stampe di grandi classici italiani, cacciati nelle scatole e ammonticchiati in depositi irraggiungibili. Tanto che il caso, rimbalzato sulle cronache internazionali, ha avuto risposte da università di oltreoceano che si propongono di ospitare il prezioso carico che la città di Napoli non sa mantenere.
Le biblioteche, è importante ribadirlo, non sono un deposito di libri, ma luoghi di incontro, di scoperte, di scambio, di attività culturali. In piccole cittadine come quella dove vivo gran parte dell'anno, la piccola Pescasseroli fra le montagne abruzzesi, la biblioteca è la sola sala disponibile per incontrarsi, per fare teatro con i bambini, per discutere pubblicamente delle grandi questioni che riguardano il territorio: l'acqua, i rifiuti, l'energia. Chiudere una biblioteca vuole dire chiudere il cuore di un centro abitato. Un poco come chiudere la chiesa o il Pronto soccorso o la scuola elementare.


In risposta a:

«Chi Le scrive è una docente inidonea all'insegnamento per gravi motivi di salute, utilizzata da anni come bibliotecaria presso il liceo scientifico statale Vitruvio Pollione di Avezzano (Aq)», dice la bella e dignitosa lettera della insegnante Rosanna Salvati. «Dopo anni di duro e certosino lavoro ho trasformato la biblioteca, da locale adibito a deposito, in un luogo piacevole e funzionale per lo studio e la ricerca. Ho rivisto tutta la documentazione, ricatalogato gran parte degli oltre 10 mila volumi ed effettuato il controllo dei prestiti recuperando libri mai rientrati al mittente, ho arricchito con nuovi acquisti la nostra dotazione. Ai libri si aggiunge una sezione di riviste, cataloghi, testi scolastici, annuari, documenti prodotti dagli alunni. Adesso tutto questo patrimonio è depositato in alcuni locali magazzino, poiché il preesistente edificio scolastico è stato abbattuto. Per la legge finanziaria del luglio 2011, tutto il personale docente inidoneo transiterà nei ruoli amministrativi (Ata) della scuola e le biblioteche torneranno nella polvere vanificando il lavoro di anni».

Ecco, non solo si cacciano in soffitte o in cantine irraggiungibili i libri, ma ci si sbarazza senza ripensamenti di persone che hanno accumulato anni di esperienze di organizzazione culturale, persone che hanno dato tanto e potrebbero continuare a dare, se non fossero improvvisamente considerati «inutili». Ma inutili per chi? Per l'economia del Paese? Ma veramente pensiamo che l'economia del Paese consista solo nella coltivazione dei pomodori e nella costruzione di automobili? La cultura, anche se non produce oggetti impacchettabili nel cellophane, produce qualcosa di prezioso e irripetibile: produce intelligenza, conoscenza, competenza e valori. Cose di cui abbiamo immensamente bisogno in questo infelice momento storico.



da Corriere della Sera del 4 settembre 2012